“FATE LA NANNA” di E.Estivill e S.de B&aecute;jar – Istruzioni per l’uso.

fate la nannaUna mamma non ha molto tempo da dedicare a se stessa e la frase “il semplice metodo che vi insegna a risolvere per sempre l’insonnia del vostro bambino“, che regna sulla copertina di “Fate la nanna” (118 pagine, 7 euro), mi sembrava la soluzione alle serate trascorse a cullare mia figlia per convincerla a prendere sonno.

In copertina un bimbo dorme beato sulla pancia del papà e ti fa pensare “Finalmente mio figlio dormirà come un angioletto e anch´io potrò re-impossessarmi delle mie serate!”

Ma, solo dopo aver letto il libro, ci si rende conto che quell’immagine è ingannevole e che avrebbe descritto meglio la situazione quella di un bambino col viso stravolto dalle lacrime, in una stanza piena di ciucci ed orsetti di peluche.

 


In effetti, l´unico sul quale il libro ha avuto effetto immediato è stato mio marito, che non è riuscito ad andare oltre al prologo!

Nella quarta di copertina leggiamo: “Recenti ricerche hanno dimostrato che le turbe del sonno derivano principalmente da errate abitudini contratte nei primi anni – e talvolta nei primi mesi – di vita. Per questo è essenziale che il bambino impari (o reimpari) subito a dormire; sì, perché il sonno si insegna.” Il prologo, inoltre, assicura un tasso di successo del 96%.

Lo scrittore spiega che non dovete addormentare voi il bambino, ma che deve riuscirci da solo e far sì che il sonno diventi un´abitudine. E´ assolutamente vietato “cantare, dondolarlo nella culla, cullarlo tra le braccia, dargli la mano, farlo passeggiare in carrozzina, fargli fare un giro in macchina, toccarlo o lasciare che ci tocchi i capelli, accarezzarlo, dargli il biberon o allattarlo, metterlo nel letto grande”: il bambino si deve addormentare da solo, avendo intorno gli oggetti “rassicuranti” che resteranno con lui per tutta la notte e che gli daranno sicurezza nei momenti di risveglio, consentendogli di riaddormentarsi da solo.

I genitori devono creare un rituale (fiaba o altro) della sera, che serve ad associare qualcosa di piacevole al momento dell’andare a letto. Poi, nel mettere il bambino a nanna (al buio e nella sua culla), diranno: “Mamma e papà ti vogliono tanto bene, ma devi imparare a dormire da solo, con l´orsetto e il ciuccio … buonanotte!” ed uscire dalla stanza. Dopo vari minuti, indicati con precisione da una tabella (durante i quali il bambino piangerà) rientreranno nella stanza, evitando di toccare il bambino, e ripeteranno il discorso già fatto e di nuovo fuori dalla stanza. E così via, finché il bimbo si addormenterà da solo.

Io ci ho provato, ma non ce l´ho fatta a stare lì, con l´orologio alla mano, ad aspettare il trascorrere dei minuti indicati dalla tabella, con la bambina che urlava disperata … così ho lasciato perdere! Continuo a dedicare parte delle mie serate a cullarla, ma vi assicuro che non c´è nulla di più appagante del vedere la sua espressione serena mentre le faccio le coccole! Sono momenti che non ritorneranno e che rimarranno per sempre nel nostro cuore.

Per concludere, credo che “Fate la nanna” sia un libro da leggere, ma che, come tutti i libri sull´infanzia, sia da prendere col beneficio d´inventario e non da seguire alla lettera!

Purtroppo, secondo quello che scrive Estivill, mia figlia in questo modo non ha acquisito una buona abitudine al sonno e resterà insonne a vita!!! Vi farò sapere…!

325 Responses to ““FATE LA NANNA” di E.Estivill e S.de B&aecute;jar – Istruzioni per l’uso.”

  1. unamammabis scrive:

    Vedi Sara, anch’io non sono pro Estivill ma ho conosciuto mamme che avevano bambini con gravi problemi di sonno e il libro sembra che abbia risolto qs. problemi… Ora non so se bisogna attribuirne tutto il metodo a lui o a solo un diverso modo di affrontare il problema…Anche i miei due bambini avevano problemi di nanna: si svegliavano continuamente ed io non riuscivo a fare una notte di sonno filato, ma vedi non ho applicato il metodo Estivill semplicemnte perchè non mi sentivo, come mamma, di farli piangere per così tanto tempo… Sai come ho risolto? Mi sono letta il libro di Sears: “Genitori di giorno e di notte” della Leche League e non mi sono più sentita in colpa se me li portavo nel lettone o se li cullavo di più. Forse il cambiare proprio la prospettiva aiuta te mamma a vedere le cose in maniera differente e a sentirti così più sicura e qs. sicurezza si trasmette poi anche a tuo figlio!

  2. giulia la figlia scrive:

    lla nanna èè diifiiciile lo diko io ke snn 1 bambbinaa pennzia voii grandi……..

  3. lucia scrive:

    Ciao
    sono una mamma di due gemelli di 18 mesi … pro Estevil. Come dice Sara, “Fate la nanna” è un libro da leggere e da prendere con il beneficio dell’inventario, ma sicuramente l’immagine che lo rappresenta non deve essere un bimbo che si dispera, loro vivono le nostre sensazioni, e se noi siamo sereni quando mettiamo in pratica il metodo lo saranno anche loro.
    In 4 giorni entrambi i miei figli hanno imparato a dormire senza lacrime, e ormai sono mesi che dormono da soli.
    Io consiglio di leggerlo e di applicarlo senza troppi estremismi.

  4. unamammabis scrive:

    Ho incontrato una mia amica al parco, che mi ha confessato che suo figlio non dorme ancora adesso a 12 mesi…Il fatto è che lei ha appena ripreso a lavorare e forse qs. distacco ha peggiorato la situazione. Il bimbo si calma solo se è nel lettone con lei ed anche se non è la scelta ottimale per il momento va bene così anche per la sua salute…! Penso che quindi sia molto importante sapere ascoltare i messaggi del proprio bambino in modo da individuarne poi la giusta risoluzione. Non penso che ci sia il metodo perfetto ma penso che ogni mamma sappia trovare da sola la soluzione più adatta al proprio bambino.

  5. Paolo scrive:

    Quando ho saputo di questo libro, sono rimasto allibito: che nel terzo millennio ci sia ancora qualcuno che propina roba simile è davvero incredibile. Sono papà felice di un bimbetto di sette anni, che non è stato mai (dico mai) lasciato piangere per un tempo (pochi secondi) superiore a quello necessario per raggiungerlo e consolarlo. Non ha mai avuto problemi di sonno e oggi si addomenta tranquillamente da solo e dorme sereno tutta la notte. Consolare e prendere in braccio i bambini quando piangono significa semplicemente renderli sicuri, perché sanno di potersi fidare. E da questa fiducia deriverà poi quella che potranno avere in se stessi. Ma vorrei proporvi un breve brano in cui ho cercato di tradurre in prosa ciò che può percepire un bambino che esce dalla pancia della mamma, e dopo qualche tempo viene sottoposto al “trattamento” consigliato da questo libro. Ecco come quel bambino potrebbe, forse, esprimersi.

    “Qualche ora fa sono sbarcato! Che fatica! E che gioia le braccia forti di papà che dopo qualche minuto mi hanno avvolto con il loro calore! Da poco non sono più nella situazione protetta, calda, felice che ho provato per nove mesi: da poco sono stato catapultato all’improvviso in una situazione e un ambiente che non conosco, le uniche cose che riconosco e mi fanno stare tranquillo sono la voce e la pelle, l’abbraccio della mia mamma e del mio papà, sono felice tra le loro braccia. … E’ passato un po’ di tempo, non so quanto, ma ancora se ho bisogno di qualcosa non posso fare altro che piangere, è l’unico modo! Finora qualcuno, mamma o papà, mi ha sempre preso tra le sue braccia. Ma ora sono passato dall’abbraccio a un lettino, da solo, senza che fossi pronto. Mi ci ha messo lei, ma perché invece di sentire vicino l’alito e il battito di chi ha messo al mondo da così poco mi mette “giù” e mi lascia lì? Non ci vedo, o ci vedo male, perché le lacrime cominciano a bagnare i miei occhietti, non posso chiamare, ho paura perché non c’è più la voce e la pelle della mia mamma a farmi sentire al sicuro, non posso fare altro che piangere, non ho altro mezzo per esprimermi, e allora piango, sono sicuro che la mia mamma verrà a prendermi in braccio, e allora saremo di nuovo felici insieme. Ma la mamma non viene, non capisco, ho paura, sono angosciato, che succede? Ah, eccola, finalmente, adesso mi prende in braccio, invece no, forse sì, dice qualcosa che non capisco, ma che non mi piace, se ne va. Ho solo bisogno di lei, è così difficile? La mia mamma non mi vuole più? Non c’è più? Sono solo? Aiuto: posso solo piangere. Eccola di nuovo, ma ripete la scena, ma che cosa fa, mi prende in giro? Mi fa cucù? No, va via di nuovo. La scena si ripete per la terza, la quarta volta. MAMMA, HO BISOGNO DI TEEEEE!! Ma mamma non capisce, e allora? Sono stanco di piangere, faccio fatica a piangere così tanto, e allora chiudo gli occhi, e spero che l’angoscia passi, e di non vivere più questo incubo. Mi sveglio e piango: ho bisogno di mamma. Non c’è, e se viene mi lascia lì, allora capisco: l’incubo non finirà mai, è inutile chiamare, fatica sprecata, la mia mamma non c’è quando ho bisogno di lei. Mi addormento, stremato, e lei mi crede sereno: sbaglia. E’ passato qualche giorno, e la sera è sempre la stessa storia angosciante, a questo punto dormo senza “fare storie”, non è che io sia “diventato sereno”, anzi, lo ero e non lo sono più, ma è inutile ripetere la scena, tanto mamma non ci sarà più quando avrò bisogno di lei. Ma non mi fido più di lei, anche se continuo ad averne bisogno per sopravvivere! Quando sarò grande la costringerò a rendersi conto del male che mi sta facendo!”

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