Il papà: figura – chiave della famiglia, oggi in crisi di identità

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I padri di oggi sono in crisi di identità: hanno difficoltà ad assumersi le loro responsabilità, non hanno timore a rivelare la loro fragilità e la loro mancanza di riferimenti.

l´uomo che deve ridefinire il suo ruolo e diventare, molto più che in passato, protagonista della vita familiare: attivo, affettuoso, partecipe in casa, disponibile ad ascoltare e a dare fiducia ai figli, interessato alla loro realizzazione personale. Capace di trasmettere il messaggio “sono contento di stare con te”, sia con le parole, che con gli atteggiamenti.

Dovrebbe riuscire ad occuparsi subito del bebè, alternandosi alla moglie nel cambio del pannolino e nel fare il bagnetto: mansioni che possono farlo sentire inadeguato, ma che evitano di farlo sentire escluso dal rapporto mamma-neonato.

Non è necessario che copi la mamma e, a sua volta, la mamma deve accettare che il papà si occupi del piccolo in modo diverso dal suo: diversità non è sinonimo di errore! La moglie deve dare fiducia al marito ed evitare di criticarlo e comandarlo a bacchetta!! Insomma, i papà devono essere più vicini ai figli, ma non diventare “mammi”.

In caso contrario, il papà si riproporrà di approcciarsi al figlio quando sarà più grande e più facilmente “maneggevole”, senza valutare il rischio di allontanarsi, con successive difficoltà a relazionarsi con lui.

Amore materno, amore paterno; amore-tenerezza ed amore-fermezza: sono differenti tra loro, ma entrambi indispensabili al bimbo per una crescita serena.

Il papà potrà leggere il libro di Jack Heinowitz IL PAPA’ INCINTO (pp. 208 – euro 12,91), dove l´autore propone validi consigli psicologici e suggerimenti pratici per rielaborare le sensazioni che gli uomini provano durante la gravidanza, preparandosi così ad accogliere il figlio secondo una paternità responsabile.

4 Commenti

  1. Ciao “unamamma”! Sono una “bimba” (ho 19 anni) ed ho letto con molto piacere questo tuo post e mi sono ritrovata ad annuire spesso alle tue considerazioni.
    Sono figlia di divorziati, eh beh capita, si sopravvive, tra l’altro molto giovani, mia mamma ha 35 anni e mio padre 38.
    Devo dire che mio padre non ha mai esibito un grande istinto paterno, e ora più che mai ne ho la certezza avendo una sorellina da parte sua.
    Devo dire che ho avuto sempre un rapporto molto sterile con il mio padre biologico, sarà che il suo lavoro lo porta spesso a viaggiare, sarà che è assorbito da esso e dalla sua nuova famiglia, sarà il suo carattere, sarà la mia stanchezza di rincorrerlo e di chiedere le sue attenzioni, ma mi sono stancata. Come può un padre accontentarsi di vedere la propria figlia una volta ogni 5 mesi, ponendo a scusante il proprio lavoro? Come può non interessarsi attivamente agli studi che decide di intraprendere dopo la maturità, dei quali esami si è quasi totalmente disinteressato e dopo la cui votazione molto positiva si è limitato ad un “quant’era il massimo?”.
    E’ triste dover mendicare affetto dal proprio genitore, ed è penoso vedere ogni proprio tentativo andare a vuoto.
    Posso dire di avere trovato la mia stabilità ed il mio equilibrio grazie al compagno di mia madre che mi ama come una figlia che ogni giorno mi vive mi da il buongiorno la buonanotte conosce i miei amici le mie abitudini i miei gusti e si interessa attivamente a tutto ciò che mi riguardi. E’ con grande commozione che ho appreso che vorrebbe adottarmi e con altrettanto dolore ho la consapevolezza che mio padre non darà mai l’assenso (giuridicamente e di fatto il mio padre biologico continuerebbe ad esserlo come lo è sempre stato).
    Mi sono chiesta tante volte perchè mio padre mi negasse il suo affetto, ma ora mi chiedo, perchè dovermi privare anche di questo?
    Ti lascio un sorriso lieve, come la mia speranza.
    Una bimba sperduta

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