Bambini in vacanza e genitori in libertà
Per riprendere il tema delle vacanze e dei campi estivi, bisogna ammettere che noi italiani non siamo dei genitori molto coerenti! Un esempio? Appena arriva l’estate da una parte c’è chi incita i figli a partire per un mese in contesti sconosciuti in nome di un’autosufficienza necessaria già dall’età di 5 anni e dall’altra c’è chi pensa “… poverina, senza la sua mamma la bambina non ce la farà, … ha solo 15 anni!”.
Ma, a prescindere dagli stili educativi delle famiglie italiane, la tendenza di spedire per una o più settimane il pargolo via da casa senza mamma e papà (in ascesa: ogni anno il 60 per cento dei bambini va in vacanza almeno una volta da solo) è un’esigenza oggettiva, perché da un lato abbiamo un sistema scolastico che prevede tre mesi consecutivi di vacanze estive e dall’altro un sistema produttivo che di giorni di ferie ne concede al massimo 30. Risultato: o un campo estivo oppure, mentre noi lavoriamo, i nostri figli stazionano in casa in compagnia dell’unico amichetto rimasto o, peggio, dei famigerati programmi tv!
Ma, secondo voi, ai bambini questo tipo di vacanza piace o no? E qual è l’età giusta per proporgliela evitando dannose forzature? E, visti i costi, qual è il tipo di campo più adatto al nostro caso?
“I campi estivi, in ambienti protetti e con personale qualificato, sono esperienze importanti e con molti vantaggi per un bambino. Si condividono regole, ci si confronta con il mondo esterno, si acquisisce autonomia: svegliarsi, lavarsi, prepararsi, provvedere a se stessi, competenze che oggi i bambini tendono ad avere poco”, ci dice Magda Di Renzo, responsabile del Servizio di Psicoterapia dell’età evolutiva presso l’Istituto Ortofonico di Roma, “a 7-8 anni in linea di massima si è pronti per una prima esperienza. I bambini di quella età sono già scolarizzati, abituati a regole sociali. Magari meglio cominciare con una settimana di campo, non di più, e può essere utile un amichetto d’appoggio”.
“A 10-11 anni una vacanza senza genitori“, spiega ancora Di Renzo, “è fondamentale. Anzi, un rifiuto categorico o una forte resistenza a parteciparvi potrebbero essere segno di disagio: in questa fase si dovrebbero già avere autonomie di base sul piano personale e sociale”. Alcuni genitori nutrono dubbi sui campi estivi misti: bambini e bambine o ragazzi e ragazze insieme. “La capacità di relazionarsi deve essere a tutto tondo. Anzi, una esperienza è valida anche perché mette chi vi partecipa in condizione di condividere le modalità femminili e maschili. È proprio la condivisione che attenua atteggiamenti esagerati”.
Infine: quale campo scegliere? Ancora Magda Di Renzo: “Un campo molto specialistico concentrato, per esempio su un unico sport (sessioni di tennis, vela o karate per molte ore al giorno), è adatto a bambini più grandi e molto motivati, che quindi sanno trarre piacere anche dalla competizione e dalla gara. I campi-istruzione tipicamente di lingua straniera, ma che sono presenti anche in Italia, vanno considerati non tanto una vacanza ma una esperienza formativa che, se è davvero full immersion, può essere ansiogena e stancante per i più piccoli. Ci sono poi campi non specialistici ma con una componente dominante, nei quali i bambini fanno tante cose, magari suonano o vanno a cavallo, e che vanno bene”.
E i campi-natura o avventura? “Vanno benissimo per tutti”, dice Di Renzo, “perché le attività sono diversificate e perché si condividono esperienze nelle quali prevalgono le componenti gioco e scoperta, non la prestazione”. Che fare se un bambino rifiuta di partecipare a un campo? “Prima di tutto gli vanno proposte esperienze che non prevedono gare, competizioni, full immersion ecc… Tranquillizzato su questo fronte, se proprio non vuole andare è inopportuno forzare troppo”. Un ultimo consiglio: “E’ meglio rivolgersi a organizzazioni con esperienza. Aiuta a contenere l’ansia sia del bambino, che si accorge se c’è improvvisazione, sia dei genitori”.
Vi consiglio di fare voi la vostra ricerca sulla base del vostro budget e del carattere dei vostri figli, digitando “campi estivi per bambini” in un motore di ricerca: c’è davvero di tutto.
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Mia nipote quest’anno va per la seconda volta all’estero da sola in un campus, il tutto organizzato dalla sua scuola media e la prima volta ne era tornata entusiasta per una timidona come lei! Anch’io in prima liceo ero andata in Inghilterra in famiglia e devo dire che era stata un’esperienza davvero formativa per me! Il mio consiglio comunque é questo e cioè l’affidarsi a strutture serie che non riservino sorprese!