Le paure dei bambini

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Ma esistono anche “nuove”  paure nei bambini, influenzate dalla società, come il timore di non essere belli o all’altezza delle aspettative dei genitori. Già da piccoli, infatti, i bambini temono di non piacere o di essere inadeguati ed incapaci: tutto ciò perchè le pubblicità sono piene di mini-top model e la società pretende che a 6/7 anni, oltre ad andare a scuola, si frequentino molteplici attività sportive e non.

Ma è dalla solitudine che nasce la maggior parte dei timori, perchè non si ha mai solo paura di qualcosa, ma soprattutto di essere da solo davanti a qualcosa di terribile. Le paure sono inoltre legate ad insicurezze comportamentali o ad avvenimenti collegati alla giornata vissuta, magari a storie che il bambino ha ascoltato prima di andare a dormire, agli avvenimenti di cronaca raccontati al telegiornale o alle storie che i fratelli più grandi raccontano.

Non serve a niente negarne l’esistenza! Un bambino a cui i genitori cercavano di spiegare che i mostri non esistono ha risposto: “Lo so bene, io, che non esistono, ma loro, i mostri, mica lo sanno! E il problema è tutto qui: sapere è una cosa, affrontarla è un’altra! Consiglio quindi di parlare ai nostri bambini apertamente spiegando che: “La tua paura esiste, ma i mostri non esistono nella realtà. Sono frutto della tua immaginazione.

Il prototipo delle paure infantili è il buio, contenitore ideale di tutto ciò che è ignoto: si perdono i punti di riferimento, i contorni delle cose si confondono e possono assumere le forme più minacciose. I nostri piccoli danno vita a tutto e tutto è possibile. L’oscurità è anche la scomparsa: mamma e papà non ci sono più, da qui la paura di rimanere da soli. Quante volte arrivano di notte, di corsa, nel lettone perché hanno fatto un brutto sogno e hanno paura. Oppure restano nel lettino, ma chiamano a gran voce, disperati. Non vanno in bagno perché devono attraversare il corridoio buio. Aspettano che gli accendiamo la luce e li accompagniamo. I bambini hanno molte paure, che si ingigantiscono per il fatto di non essere identificate.

Sulla richiesta di imparare a non aver paura e cercare di controllarla, il bambino spesso reagisce nascondendola, che è molto più facile rispetto ad affrontarla e risolverla per timore di essere giudicato, di essere preso in giro.

I bambini possono superare le loro paure, prima fra tutte quelle del buio, disegnando quelle che li spaventano di più: col disegno la paura passa velocemente. Il primo passo, infatti, per superare una paura è renderla visibile e rappresentabile, in modo che sia possibile conoscerla, condividerla ed accettarla. Proprio come quando si accende la luce e quel mostro terribile e minaccioso torna ad essere solo un mucchio di vestiti gettato sulla sedia.

Il secondo passo è quello di essere accanto al bambino a esplorare l’ignoto. Ogni piccolo ha bisogno, almeno per tutta la prima infanzia, di sentirsi accompagnato e protetto dalla persona che è fonte della sua sicurezza, mamma o papà. Questa presenza consente al bambino l’esplorazione degli ambienti nuovi.

Io e le mie bimbe, per esempio, come ho raccontato nella mia rubrica su RadioFlash (potete sentire i podcast delle puntate già trasmesse), prima di dormire facciamo la caccia ai mostri, cioè diventiamo delle piccole esploratrici con pila e armi varie e mi mandano in missione sotto i letti a vedere se c’è qualche mostriciattolo nascosto!

I bambini superano la loro paura del buio crescendo e spesso basta la nostra vicinanza o il loro pupazzo preferito (oggetto transizionale che sostituisce mamma e papà) a confortarli e rassicurarli. Nella maggior parte dei casi è sufficiente una lucina alla base del letto o ancora il suono di una voce familiare: il mondo noto degli affetti non è scomparso nel nulla ma li aspetta nella camera accanto. Si risolve il tutto con: amore, rassicurazione, presenza e serenità.

I comportamenti da evitare:

– Forzare il bambino ad affrontare “bruscamente” una situazione di cui ha paura (per es. se ha paura dell’acqua evitare di obbligarlo ad andare sotto con la testa)

– Trattare con sufficienza le sue paure e banalizzarle, svaluterebbe l’autostima del bambino

– Chiamarlo “fifone” o usare vezzeggiativi simili, provocherebbe nel bimbo la “paura di avere paura”, fonte di umiliazione

– Dire frasi tipo: se non mangi arriva l’uomo nero, se non dormi arriva l’orco, se non ubbidisci ti porta via il lupo…perchè quando si fa paura ad un bambino per ottenere un suo comportamento positivo lo si disorienta, lo si spaventa e soprattutto non lo si ‘educa’, perchè imparerebbe ad ubbidire per paura.

I comportamenti da adottare:

– Affrontare la paura in modo “graduale”

– Ascoltare il bambino e le sue motivazioni dando importanza alle sue esperienze

– Spiegare perché una situazione non è pericolosa, riportando esempi concreti

– Utilizzare delle fiabe o dei racconti che aiutino il bambino a tradurre in immagini le sue emozioni.

Se ha ancora paura del buio leggete insieme questa storia.

C’era una volta una scuola di campagna, con grandi aule, banchi di legno e una lavagna nera appesa al muro. Questa scuola aveva fatto crescere centinaia di bambini che erano passati  per le sue aule, avevano corso nei corridoi e giocato in cortile, ma poi, lentamente gli allievi erano diventati sempre meno: la scuola era invecchiata e il comune ne aveva costruita un’altra molto più bella e moderna. La scuola non c’era rimasta male: era stanca e non le dispiaceva quel silenzio in cui ricordava i lunghi anni di lezioni, risate e interrogazioni. Un giorno però il comune decise di togliere la luce alla vecchia scuola e tutto d’un tratto le aule si fecero buie e scure, oltre che silenziose. Che ci crediate o no, quel vecchio edificio aveva paura del buio: si sentiva solo, freddo e abbandonato.  Quando arrivava la sera, si sentiva invadere dalla paura e ogni rumore sembrava prodotto dai piedi di una strega, ogni ombra sulla strada faceva pensare a un mostro.

Di notte la scuola non riusciva chiudere occhio e aspettava tremando che arrivasse il mattino seguente: appena le luci dell’alba facevano capolino, la scuola si sentiva di nuovo tranquilla e poteva schiacciare un pisolino. Una notte però, mentre batteva i denti per la paura del buio, la scuola sentì il rumore di qualcuno che batteva sui vetri della finestra. “Fammi entrare, vecchia scuola” sussurrò una vocina.

Era un piccolo pipistrello randagio, in cerca di un riparo. La scuola non se lo fece ripetere due volte: spalancò il portone e lo fece entrare, e dopo quella notte l’uccello tornò spesso a trovare la scuola, e a dormire al calduccio tra le sue mura protettive. “Ma tu non hai paura del buio?” gli chiese una volta la scuola, vedendolo così tranquillo. “Neanche un po‘ “, disse il pipistrello. “Io sono cieco e per me tutto è buio: però sono bravo ad ascoltare. Ho sentito da lontano i tuoi sospiri e seguendo la tua voce sono arrivato fino a qui“. La scuola lo guardò stupita: è vero il piccolo pipistrello non ci vedeva, e proprio per questo sapeva che il buio non poteva fare paura. “Se vuoi superare la paura del buio”, disse il pipistrello, “chiudi gli occhi e fai conoscenza con lui“. La scuola si allenò ogni giorno e da allora non ha più paura della notte e del buio.

Trovo che sia fantastica e decisamente istruttiva!

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