Come comunicare con un figlio adolescente in cerca di privacy

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Il mestiere del genitore è il più difficile del mondo, ecco perché le librerie sono piene di manuali per imparare a crescere un figlio, capirlo ed imparare a comunicare con lui nel modo migliore. I tipici manuali del genitore perfetto … non fidatevi!!

Ci piacerebbe poter condividere i problemi, i gusti, le frustrazioni ed i sogni dei nostri “bambini“, ma ce li troviamo (la maggior parte delle volte) di fronte con mani in tasca, iPod a tutto volume nelle orecchie e sguardo nel vuoto o perso sullo schermo del PC o di un videogioco, decisamente poco interessati al dialogo. Come fare?

Per comunicare con i ragazzi bisogna riuscire ad abbattere un muro, con tanta pazienza e qualche piccola strategia. L’adolescenza è poi il periodo più delicato da affrontare: pieno di litigi e porte che sbattono, ma bisogna convincersi che si tratta di una crisi necessaria, grazie alla quale i ragazzi crescono, guadagnano la loro indipendenza e diventano adulti. Non bisogna quindi scoraggiarsi, ma partire col piede giusto: capire qual’è il momento migliore per affrontare un colloquio, andare subito al sodo, senza tanti giri di parole per comunicare come la pensiamo, insomma essere diplomatici e sintetici!

Soprattutto non insistere troppo nelle nostre convinzioni, ma far capire che siete aperti al dialogo, a loro disposizione, e si spera che in questo modo siano loro a cercarci per dare il via ad una conversazione! Se ci danno contro è comunque un risultato: ci hanno ascoltato, il che è molto meglio dell’indifferenza!

Cosa dire poi se si chiudono in camera con il loro ragazzo o ragazza e pretendono la privacy, magari per avere rapporti sotto al vostro tetto? Ci avete mai pensato? In questo caso si distingue il genitore progressista/moderno/amico del figlio da quello tradizionale/perbenista. Cosa fare? Vi appostate fuori dalla porta ad origliare? Entrate di colpo, impedendo loro di chiudersi a chiave e facendo delle improvvisate? Per trovarsi poi chissà che spettacolo imbarazzante davanti! Il tema non è gliene parlo o no, spiego come proteggersi, gli compro i preservativi o l’accompagno dal ginecologo, ma glielo lascio fare in casa o no?

Forse è meglio così piuttosto di costringere i propri figli a rifugiarsi in una macchina, in un angolo buio, sotto lo sguardo di chissà chi, mediamente in pericolo, ma soprattutto non in macchina nel garage, dove molti, accendendo il motore per riscaldarsi, hanno fatto purtroppo una brutta fine … A questo punto è meglio che stiano in casa nostra, magari mentre non ci siamo!

Se cresciuti in famiglie tolleranti, i figli sono disinvolti e giudicano normale stare abbracciati col fidanzato/a a guardare la tv, per poi chiudersi in camera loro chissà fino a che ora, in questo modo si possono tenere decisamente più sotto controllo, mania tipica della famiglia italiana! In caso di camera condivisa con fratelli o sorelle la situazione si complica….

Troviamo i pro e i contro di questa situazione: da una parte viene da pensare che se una cosa si vieta diventa ancora più interessante, dall’altra l’iperprotettività porta ad andare incontro ai bisogni dei figli offrendo addirittura un posto dove fare certe cose! Il problema è che i genitori hanno paura di entrare in conflitto coi figli e così cercano sempre più di tenere sotto controllo le frequentazioni, quasi “adottando” amici e fidanzati cercando di inglobarli nella famiglia. Li si controlla con il cellulare, leggendo di nascosto sms o mail, con Facebook8 o altri social network.

Voi cosa ne pensate? Ci siete già passati con i vostri figli? Siete a disagio o completamenti tranquilli e ritenete di avere tutto sotto controllo, ma soprattutto … avete consigli da darci?

7 Commenti

  1. Lunedì scorso sono andata alla riunione di scuola di inizio anno di mio figlio, che ha cominciato la prima elementare. Mi ha colpito molto quello che ha detto l’insegnante di italiano e cioé che, per non lamentarsi poi che i nostri figli a 12, 13, 14, 15 anni non si confideranno con noi, bisognerebbe che ogni sera ci facciamo raccontare dai nostri bimbi la loro giornata a scuola, magari guardando i loro quaderni insieme… Proprio per instaurare quella confidenza che sarà utilissima nell’adolescenza. Quindi cerchiamo di parlare fin da subito con i nostri piccoli e, soprattutto, facciamoci raccontare la loro giornata in modo poi da non trovarci davanti, in futuro, a solo dei lunghi silenzi!

  2. Salve, io ho una figlia di 15 anni e con noi ha sempre avuto un bellissimo dialogo, ci confidava tutto, però da 1 anno invece ci è sfuggita la situazione un pochino di mano, forse perchè io avendo perso il lavoro part time, mi sono trovata a lavorare full time, forse perchè non abbiamo avuto la fortuna di avere la “famiglia allargata” e cioè nonni, zii, purtroppo non abbiamo avuto questa fortuna, la ragazza si è trovata sola e di conseguenza ha cominciato a frequentare una brutta compagnia dalla quale ora, fortunamente con la nostra presenza, ne è uscita, ma è stata parecchio dura, ma ce l’abbiamo messa tutta anche con l’aiuto di uno psicologo e di un’educatrice, stiamo uscendo. Cercava solo di attirare l’attenzione. Lo psicolologo ci ha fatto i complimenti come genitori che ci siamo accorti subito c’era qualcosa che non andava in nostra figlia, dice che molto spesso i genitori dopo 2 anni si accorgono dei loro figli che qualcosa non va, quando ormai è troppo tardi. Non dico di cantare vittoria perchè la strada è ancora lunga, ma stiamo vedendo dei miglioramenti. E’ vero il dialogo è importante e forse noi dobbiamo dire grazie, a questo dialogo che abbiamo sempre avuto. Non bisogna mollare mai mai e poi mai. Sempre attenti ad ogni cambiamento del proprio figlio e parlare parlare perchè anche se ti danno contro subito poi alla fine assimilano quello che gli si dice.

  3. Grazie Anna per la tua testimonianza. Sono sicura che tutto andrà per il meglio con tua figlia perché é fortunata ad avere dei genitori come voi, così attenti e soprattutto così presenti. Ciao

  4. tutti abbiamo gli stessi problemi con i nostri figli. Ma mi sono sforzata di provare a condividere con mia figlia di 14 anni una sua passione (molto lontana dalla mie aspettative): E’ una fan di Amici!!! L’ho portata al Brancaccio a vedere lo spettacolo usufruendo di una promozione che dava la possibilita’ a me come madre di avere un biglietto gratis ( trovo questa cosa molto intelligente perche’ ci aiuta in un momento di crisi poter portare i nostri figli a teatro). Ho caricato in macchina mia figlia e tre amichette e le ho accompagnate. Ho visto mia figlia sorridere e dirmi grazie e la sera raccontarmi le sue emozioni. condividere anche le loro passioni e’ importante

  5. Ciao a tutte.
    La storia di Anna mi ricorda tantissimo un libro che ho appena finito di leggere, il cui tema è proprio quello del rapporto madre-figlia adolescente. E’ presentato in un quadro più ampio, dove c’è anche la violenza sessuale ed altri temi scottanti, ma secondo me il centro di tutto è questo rapporto. La protagonista, Melinda, la figlia, non parla con nessuno, tantomeno con la madre. Madre che, dal canto suo, non la capisce e non “indaga” su cosa possa essere successo alla figlia, ma anzi si pone delle domande senza però cercare il dialogo o un feedback da parte della figlia stessa. Questo tema secondo me è molto attuale e, come Anna ci racconta, capita a tutte prima o poi… io personalmente ho ricevuto dell’aiuto da questo libro, sebbene implicitamente, e sono in fase di risoluzione dei miei piccoli problemi quotidiani con mio figlio. Il dialogo secondo me è importantissimo con i nostri figli. Il tiolo del libro? Profetico: si chiama Speak-le parole non dette, di Laurie Halse Anderson…

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