Meno giochi a Natale. Ce la faremo?

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Avvicinandoci al Natale, festa sacra, ma anche piuttosto consumistica, mi piacerebbe che i nostri figli riscoprissero la semplicità.

Mentre i media ci ricordano di continuo la quantità di giochi ed inutilità varie da comprare ed i bambini passano il tempo a dire “Mamma, me lo compri?“, oltre a scrivere letterine a Babbo Natale chiedendo cose che dimenticheranno velocemente, dovremmo pensare a come far loro apprezzare i giochi “semplici“.

In effetti, con la crisi finanziaria in corso, non poteva non esserci un cambiamento anche nella vita dei nostri figli. I bambini oggi riscoprono il Lego, ricevono doni con più moderazione, hanno paghette dimezzate, astucci riciclati, zaini dell’ anno prima, vestono la moda low cost, ma hanno ottimi computer e tablet.

Cresciuti in stanze piene di giochi, stanno iniziando a capire il significato di sobrietà e semplicità: sono i “bambini della crisi” e noi genitori più che tagliare selezioniamo, ponderando mille volte le spese da sostenere, a partire dalle attività che frequentano, i vestiti (spesso si “ereditano” da fratelli o parenti), la torta di compleanno è fatta in casa, i libri si prendono in biblioteca.

Ma tutti guardano con enorme preoccupazione al Natale che si avvicina, momento che per le aziende di giocattoli rappresenta oltre il 30% del fatturato di un anno. Se il Natale andrà male, vuol dire che la crisi ha investito pure il settore dei bambini, che invece ad oggi è ancora protetto, perché per i piccoli si compra meno ma si compra. Il vero cambiamento riguarda la scelta degli acquisti, sempre più selettiva e mirata. Si torna verso i giochi della tradizione, la cui “giocabilità” dura a lungo, non passa con le mode, resiste al tempo, le costruzioni, le bambole, i giochi di legno, quelli da tavolo da fare tutti insieme, in famiglia.

Spiega il sociologo Enrico Finzi: «Quello che si sta diffondendo è il concetto del downsizing, che le aziende conoscono bene e che in questo periodo è molto utilizzato dai grandi marchi della moda “giovane“. Si scende di “dimensione” senza perdere in stile e attrattività, anche a costo di fare prodotti meno pregiati. Più che rinunciare, si sceglie il tono minore».

Suggerisce Tilde Giani Gallino, professore di Psicologia dello Sviluppo all’ università di Torino «Negli ultimi 10 anni i bambini sono stati drogati di regali, sono stati incasellati in giornate frenetiche, con una competizione tra gli adulti a chi riusciva a comprare di più. Con il risultato che i figli di questa generazione sono stati travolti dagli oggetti, vivono nella perenne attesa del dono che seguirà il giocattolo appena ricevuto, come se non bastasse mai. Invece selezionare, dosare può riaccendere la loro attenzione, assopita dalle troppe cose.»

L’ idea è quella di consumare meglio, di mangiare meglio, di giocare meglio. Vedrete, non sarà facile, ma poi i nostri figli ci ringrazieranno!

 

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