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La figura del papà nelle pubblicità

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Ultimamente la presenza dei papà è sempre più utilizzata negli spot pubblicitari, a tutto vantaggio del coinvolgimento emotivo dei vari target di riferimento e, naturalmente, delle vendite.

Messa al bando la figura del padre tradizionale e severo, nelle pubblicità ora i veri protagonisti sono i padri-bambini: papà con desideri che spesso coincidono con quelli dei figli adolescenti.

Un atteggiamento che non manca di coinvolgere i vip nazionali, come Ciro Ferrara, che in una nota pubblicità gioca e canta con i suoi figli in cucina e, pensando di ingannare la moglie, le fa credere che il budino appena preparato sia opera loro.

Oppure come Cristian de Sica, al quale tocca l’ingrato compito di fare i conti con la figlia e con il suo incomprensibile gergo tecnologico, con la sua “tribù” e con la voglia di far tardi. Una pubblicità che dimostra come per i padri vecchio stampo non ci sia più spazio e quanto sia necessario sviluppare una buona conoscenza della tecnologia se non si vuole perdere il dialogo coi propri figli.

Puntare sulla complicità e su un nuovo rapporto fra figli “adulti” e padri “fanciulli” è dunque l’arma più accattivante per conquistare le famiglie moderne, scosse da profondi mutamenti sociali. Famiglie in cui i padri hanno scoperto di avere un ruolo fondamentale nella crescita sociale del bambino e dove la figura della madre, alle prese con il lavoro al pari del suo compagno, è meno forte rispetto al passato.

Probabilmente, dopo i padri-bambini, saranno le famiglie allargate a farla da padrone nelle pubblicità, per venire incontro ai consumatori bisognosi di riconoscersi non solo nei prodotti, ma anche (e soprattutto) nei loro spot.

In un vecchio spot di una casa automobilistica si vedevano già un papà separato dalla mamma che portava a spasso il figlio, una situazione molto realistica dove il bimbo chiedeva con aria innocente: “Papà, la macchina del fidanzato di mamma ha i sedili in pelle rossa. Questa macchina può andare a 250? Questa macchina ha 8 cilindri?”. La scena sembrava volgere al peggio, ma il padre ribaltava tutto in modo spettacolare capovolgendo il concetto di perfezione automobilistica, sbeffeggiando quelli che sono unanimamente considerati “must” e proponendo una lettura diversa del modo d’intendere l’auto.

L´uomo, negli spot, è privato del suo ruolo di capofamiglia, dei suoi spazi ed è ridimensionato nelle sue competenze; viene ritratto con atteggiamenti affettivi, complici e paritari che però privano il minore di quella figura guida, a volte necessariamente autoritaria, che gli garantisca chiarezza e sicurezza.

Questa rappresentazione virtuale deriverebbe dall´attuale concreta difficoltà degli adulti a trovare una precisa collocazione all´interno delle dinamiche socio-culturali, ancora a cavallo tra tradizione e modernità.

Lo “pseudo-papà pubblicitario”, detto anche “padre-fratello”, non accetterebbe l´impegno dell´età adulta, il ruolo di guida, la responsabilità e le sfide che ne derivano: tornerebbe ad essere un bambino che soffre una condizione di quasi inferiorità nei confronti del figlio.

Ricordiamo lo spot dei Francobolli del Mondo De Agostini dove il figlio, un ragazzo con aria saccente nei confronti del padre, osserva alcuni francobolli. Il padre chiede: “Cos´è?”, indicando un pezzo. “È il Penny Black”, risponde il ragazzo già un po´ infastidito. Ma il padre non capisce: “Sarebbe?”. “Ma dai pa´: è un´emissione speciale del primo francobollo della storia”, sbotta il figlio … ed il padre incassa senza protestare!

In Filtro-fiore Bonomelli il papà siede sul divano accanto alla figlioletta, beve la camomilla e si addormenta sereno mentre la figlia lo copre con una coperta e gli dà un bacio sulla guancia tutta soddisfatta. E quando la madre entra nella stanza, le due si scambiano un gesto complice con uno sguardo amorevole portandosi l´indice verso il naso in segno di silenzio.

Secondo voi è giusto rapportarsi con i propri figli come degli amici? Non esiste forse troppo permissivismo da parte dei genitori che prendono ormai sempre più le parti dei figli? Dov’è finita la severità dei genitori di una volta? Forse abbiamo paura di non riuscire più a tenere a freno i nostri ragazzi?

4 COMMENTS

  1. Mi piace molto la nuova figura paterna dei “tempi nostri” introdotta dal pedagogista Daniele Novara, che l’ha definita come il “papà peluche” proprio perché, ormai, la mancanza di figure genitoriali “forti” genera confusione nell’educazione dei figli (www.cppp.it)! Ciò vale anche, secondo l’allarme lanciato da un noto psicologo americano, per la diffusione delle “mamme amiche” che porta ad un disorientamento di ruolo e crea sconcerto nel capire chi é realmente il genitore e chi é invece il figlio!

  2. Sara, mi hai fatto davvero sorridere! Grazie! Mi sono ricordata quando anch’io sono diventata zia per la prima volta… (ora la mia prima nipote ha 14 anni!!!)! Solo un consiglio: vizialo/a più che puoi!
    Bacioni

  3. grazie mille…
    vorrei sapere come muovermi e come affrontare al meglio questo periodo speciale che vivrà mia sorella, vorrei essere capace di starle vicino e di non essere un ingombro in più… lei si è presa tanto cura di me e io vorrei fare altrettanto… avrò bisogno di tanti buoni consigli, per questo ho deciso di aprire un blog.. per raccontare la mia esperienza, per ascoltare quella delle altre perché mi siano d’aiuto a capire cosa prova e pensa mia sorella…

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