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Divise scolastiche o vestiti firmati?

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Noi mamme, generalmente, preferiremmo dover mettere una divisa scolastica o un bel grembiule ai nostri figli, onde evitare lavaggio e stiraggio di maglie, camicie, pantaloni, ecc; ma soprattutto per non trovarsi a discutere quotidianamente coi figli sul cosa mettersi, che porta ad inevitabili ritardi sulla tabella di marcia!

Grembiuli e divise utili anche a dare minore importanza all’esteriorità per  non trasformare la scuola in una passerella dove esibire la mise o il look più ricercato. Non ignoriamo, però, che la società va in senso opposto e che il bombardamento pubblicitario (ultimo modello di cellulare, auto, vacanze…) è prepotente e, se non resistiamo noi adulti, figuriamoci i nostri figli….

Restringendo il campo all’adolescenza, la costruzione dell’identità personale comincia con l‘identificarsi in un gruppo di coetanei, coi quali si condividono valori o accomunati da un colore, una marca, una squadra, un gruppo musicale. In questo caso, la divisa serve ad identificarsi ed essere accettati. Solo dopo essere diventati membri del gruppo a tutti gli effetti, è possibile il passo successivo, che è quello di trovare la propria identità in modo più originale.

In adolescenza, negare assolutamente ai ragazzi gli elementi caratterizzanti del gruppo preferito non può che dar vita a reazioni negative, perché questa è una battaglia che fa parte della crescita. Le motivazioni che un genitore porta per non concedere l’ultimo modello di cellulare o la maglietta firmata, proponendo alternative più economiche, non tengono  conto del fatto che il possesso di quell’oggetto non equivale  per loro al capriccio di seguire la moda, ma significa non essere tagliati fuori.

Un altro discorso, ma sempre collegato al conformarsi al gruppo, è quello dei vestiti/accessori firmati. Che bisogno c’è di avere magliette, jeans, zaino griffati? Costano uno sproposito e passano subito di moda, eppure – anche in questo caso – durante l’adolescenza i ragazzi li vogliono per dire: «faccio parte del gruppo».

Come comportarsi allora? Dobbiamo consentirgli di uniformarsi agli altri o piuttosto aiutarlo a trovare la sua identità lontano dalle mode?

Occorre una strategia fatta di azioni e di piccole regole, ecco alcuni consigli pratici su come comportarsi per supportare il proprio figlio in adolescenza nella costruzione di una propria identità personale, non cedendo a tutte le richieste che possono essere eccessive.

Non accontentarli subito, i buoni rapporti non nascono dalle concessioni facili (consiglio più facile a dirsi che a mettere in pratica)!

– Se le richieste sono tante chiedetegli di compilare una lista, mettendo al primo posto quello che desidera di più: imparerà a darsi delle priorità e a non disperarsi se un oggetto non arriverà.

Non abituatelo a ricevere sempre e comunque. L’attesa ha un suo piacere che i ragazzi, coperti di regali tutto l’anno, hanno perso.

Un lavoretto extra nel tempo libero o un aiuto in casa, gli permettono di guadagnare piccole somme da destinare ai suoi sfizi. Comincerà a capire il valore economico delle cose e avrà la soddisfazione di esserci arrivato con le sue forze.

– Proponetegli di portare in un negozio di usato le sue vecchie magliette, i jeans, i videogame e i cd: non tanto per raccogliere dei soldi, ma a capire quanto quelle cose carissime, nel giro di pochi mesi, non valgano nulla.

Purtroppo il “seguire il gruppo” spesso porta anche al sentirsi esclusi se non si fuma, se non si bevono alcolici o si fa uso di droghe e, in questo caso, si tratta di far emergere e trasmettere ai figli valori quali fiducia nelle proprie capacità e se è più importante essere come gli altri e seguire strade sbagliate, oppure essere “diversi” ma vivere … e non aspettiamoci che certe cose vengano insegnate dalla scuola o dalla società: il compito spetta interamente a noi genitori!

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