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Altro che festa del papà…

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Ieri stavo giusto pensando a cosa scrivere nel post sulla festa del papà, quando mio marito mi chiama per annunciarmi che ha perso la fede nuziale ……. non si sa dove!

Ecco. Ma cosa vi verrebbe in mente in un momento di questo tipo? Sicuramente perdete ogni poesia e voglia di scrivere un articolo sui papà …. dipende poi da persona a persona. Ci sono gli allarmisti che pensano subito al peggio (tipo me) o quelli che dicono: può essere un segno. Potrebbe riportare la nostra attenzione sulla coppia. Attenzione che dopo quasi 15 anni di matrimonio si è, normalmente, un po’ assopita.

Mentre mi arrovellavo su questi argomenti, mi sono ricordata di un articolo di La Repubblica scritto da Valeria Pini qualche tempo fa su “Chi insegna ai figli ad essere più autonomi“.

Parla di quei papà che con un braccio tengono il cellulare e la borsa da lavoro, con l’ altro il figlio e il biberon, in bilico fra professione e famiglia, che riescono ad essere quasi perfetti. Quella nuova generazione di uomini che cambiano pannolini, aiutano i bimbi a fare i compiti e li mettono a letto.

Il ruolo di padre, in effetti, sta subendo una rivoluzione. «Un tempo il papà pretendeva obbedienza ed era un padre potente. Ora vuole essere amato e cerca di essere un padre competente», spiega Alberto Pellai, autore di Questa casa non è un albergo! (ed. Feltrinelli), «la mamma offre protezione, un papà regala al figlio un paio di ali, aiutandolo a diventare un esploratore del mondo». «Dai padri contemporanei non ci si aspetta solo che sostengano materialmente la famiglia, ma che si impegnino anche nelle cure e nell’ allevamento dei figli fin dalla nascita, il che crea un legame diverso dal passato, maggiore comprensione dei loro bisogni. Nulla a che vedere con l’ iperprotettività: una funzione tipicamente paterna è proprio quella di aiutarei figlia trovare la propria autonomia», aggiunge Oliverio Ferraris. Nella crescita il ruolo paterno ha davvero un ruolo fondamentale.

Negli anni dell’ adolescenza i genitori, con ruoli diversi, si completano. «Bisogna vincere il desiderio di lasciare tutta la responsabilità alla madre, perché i figli, anche se protestano e si ribellano, sono avvantaggiati dalla presenza della figura paterna, sempre che questa sia valida, a cui sono spesso più inclini ad obbedire», conclude Oliverio Ferraris. Anche se i padri di oggi sono più affettuosi e meno distanti di un tempo, non va dimenticato il rispetto delle regole. L’ adulto deve individuarne poche, ma essere fermo nel farle rispettare. Il problema non è essere severi, ma efficaci nel comunicare.

Tra il padre autoritario (molto severo, che chiede solo obbedienza) e quello iper-collaborativo (che accompagna i figli a scuola, li lava, li veste, cucina, fa la spesa, li accudisce, li mette a nanna, segue corso preparto, è presente durante il travaglio, usa i congedi parentali, aiuta a fare i compiti, va a parlare con insegnanti=esiste solo nella fantascienza!) ci dovrebbe essere una via di mezzo … che non è rappresentata dai padri Peter Pan (infantili, che non vogliono invecchiare, sfruttano figli per confidarsi, si invertono i ruoli).

Questo vale anche nel rapporto madre-figlia: nello spot dove la figlia mostra il mini tatuaggio alla madre e la madre al posto di sgridarla le mostra il suo grande il doppio troviamo l’imitazione e addirittura e competizione con la figlia … ma che messaggio vuole trasmettere!? Tra genitori e figli ci può essere un’ottima relazione anche senza essere amici!

Voglio concludere con un commento di Andrea, un papà che frequenta da tempo il nostro blog, che mi è piaciuto e mi ha fatto pensare: “Il problema sono i papà che non fanno i papà ma fanno (o sono costretti a fare) le brutte copie delle mamme (e per certi versi mi ci metto dentro anch’io!). Uno psicologo veneto che ho sentito recentemente qui a Sondrio ha inquadrato bene la cosa. Apparentemente i papà sono molto presenti nella vita dei bambini, ma la modalità della presenza non è maschile bensì ricalca quella femminile che, dal punto di vista educativo, è sostanzialmente assistenzialistica. Cioè, per le mamme ai bambini non deve succedere nulla. Mentre educare richiede che ai bambini succeda “qualcosa”, e qui deve entrare in gioco il ruolo del padre con le caratteristiche del proprio “gender”.

Tutto questo per dire che forse le mamme dovrebbero rivedere il loro tipico approccio eccessivamente protettivo che parte dalla culla e finisce…. e non finisce più: pensate ai molti matrimoni che entrano in crisi proprio per l’eccessiva intromissione delle mamme (quasi sempre di lui) nella vità di coppia e familiare…Dai, fateli respirare, ‘sti bambini (e anche ‘sti mariti)!!!

Buona festa del papà (…nel frattempo mio marito ha ritrovato la fede … in ufficio)!

5 COMMENTS

  1. mio marito ha perso la fede nuziale nella piscina dell’albergo l’estate scorsa, ci dissero che svuoteranno la piscina in aprile e che, se la troveranno, ci chiameranno :incrociamoledita: ..se dovessi credere ai segni (e troppo spesso mi accorgo che dovrei) avrei dovuto disperarmi al pranzo di nozze, quando il mio novello marito fece fare un carpiato alla fede nuziale! O_o

    per quel che riguarda i papà: ho seguito una trasmissione di camila raznovich sull’argomento, un pedagogo diceva appunto che, mentre le madri vogliono insegnare ai figli a non cadere, i padri devono insegnar loro a rialzarsi!

  2. mio marito sente subito la mancanza degli anelli, se se li toglie per impastare eccetera.. poi se li rimette su subitissimo!
    io comunque oggi, gli faccio la pizza prosciutto e funghi, e con la mozzarella gli scrivo: auguri papà! spero che lo rallegri…che in questi giorni è nerissimo per il lavoro!!! buona giornata!!!

  3. Visto che sono stato citato e quindi la cosa può essere di interesse, completo le informazioni sopra: il relatore dell’incontro si chiamava Marco Tuggia, e non è uno psicologo ma un pedagogista e formatore (per la precisione).
    Alla fine dell’incontro è stato assalito dai presenti (sala del cinema piena, nonostante Sondrio sia piccola e la gente vada a letto con le galline) per prendere il suo libro: ciò è abbastanza indicativo di quanto abbia colto nel segno (anche perchè i valtellinesi oltre che andare a letto con le galline sono anche un po’ tirchi…)!
    Anch’io ho preso il libro da far leggere a mia moglie, così – pensavo – capisce meglio il mio ruolo e mi lascia andare almeno con il figlio più grande a fare qualche rifugio senza fare troppe storie, ma non l’ha ancora letto…

    Saluti,
    Andrea

  4. Grazie Andrea per le precisazioni e speriamo che tua moglie abbia tempo e voglia di leggere il libro…oppure potrai leggerle tu qualche pagina ogni sera prima di dormire 🙂

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