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Come affrontare un lutto quando in famiglia ci sono dei bambini?

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La perdita di una persona cara è un dolore difficile da affrontare: la morte è un evento naturale del ciclo della nostra vita e come tale bisogna parlarne ai bambini, senza andare nei particolari, ma facendo capire loro cosa è successo.

Come affrontare l’argomento? Quando avviene un lutto in famiglia, anche i bambini vengono inevitabilmente coinvolti e sconvolti dalla situazione e, anche se i genitori decidono di non spiegare loro quello che è successo, questi percepiscono un cambiamento, anche solo nel nostro comportamento (discorsi a bassa voce, espressioni dei volti, commozione) e, se ignari della situazione, potrebbero essere interpretare il tutto come qualcosa che deriva da loro.

Tutto questo potrebbe impressionarli e lasciarli dubbiosi sull´accaduto, meglio quindi non nascondere ciò che è successo, ma trovare un modo semplice per spiegare la morte di una persona cara

I bambini possono reagire in diversi modi a seconda dell´età: alcuni possono ascoltare senza fare commenti, senza comprendere del tutto la situazione o magari rifiutandola ed elaborando in seguito quanto accaduto.

Altri bambini possono iniziare a piangere, perché il ricordo della persona deceduta stimola in loro il desiderio di averla accanto proprio ora che non è più possibile, questo è più frequente tra i più grandicelli che capiscono il senso della morte

Suggerisco di evitare spiegazioni tipo “la nonna è andata a dormire” oppure “la nonna è partita per un lungo viaggio” perchè rischiate di creare un´attesa senza fine in vostro figlio, che si convincerà che prima o poi la persona perduta tornerà. Oltre a creare in lui il timore di andare a dormire … o di partire!!

Senza una spiegazione adeguata i bambini potrebbero sviluppare dei sensi di colpa rispetto alla situazione, non bisogna infatti dimenticare che il pensiero del bambino è di tipo egocentrico ed è facile che possa convincersi che è sua la responsabilità di quanto accaduto.

Aiutate il bambino a conservare il ricordo della persona cara scambiando dei ricordi con lui sulla persona che non c´è più, servirà ad entrambi e lasciate che faccia domande sulla persone che muoiono: evitare l´argomento vuol dire costruire intorno alla morte un alone di mistero che non lo aiuterà a capire e ad elaborare l´assenza.

L’altro giorno mi sono trovata in una situazione particolare: un compagno mia figlia di 4 anni e mezzo le ha detto che la mamma (cioè io!) era morta e mia figlia, alla quale ho spiegato il concetto dopo che è mancata la nonna, era molto preoccupata. Ne ho parlato con la mamma del compagno che mi ha risposto che suo figlio è piccolo e che non capisce ancora l’entità della cosa (nonostante qualche mese fa sia mancato il nonno…) e che preferisce comunque non angosciarlo così piccolo!!! Ma vi pare un’idea sensata? In questo modo il bambino continuerà ad angosciare gli altri senza capire il valore di quello che va dicendo!

Non dico di raccontare la verità per quanto riguarda Babbo Natale o la Befana, certe favole devono rimanere nella vita dei bambini, non dico neppure di far vedere loro il TG, ormai ricco di scene cruente ed insensibile alla fascia oraria seguita anche da bambini, ma non mi piace nascondere le cose storpiando la realtà.

A mia figlia ho spiegato che la nonna era malata e che Gesù l’ha chiamata a sé ed è diventata un angelo. Che in cielo stà meglio e che ci guarda sempre, ci protegge e veglia su di noi. Gliel’ho spiegato quando aveva tre anni e vi assicuro che ha capito tutto e quando la porto (raramente) al cimitero sa che andiamo a trovare la nonna, ma non associa il posto al corpo, la immagina come un angioletto in cielo. Sa che non la vedrà più ma non è triste perchè sa che lei dov’è sta bene. L’ultima volta le ha portato anche un disegnino…

Quindi, consiglio di spiegare le situazioni, anche le peggiori, ai vostri bambini, magari “romanzandole” un po’, ma facendo capire loro che da quel momento in poi ci sarà qualcosa di diverso, che se la mamma piange è normale perchè è dispiaciuta, ma che per fortuna, proprio grazie alla presenza dei suoi bambini, ritroverà presto la serenità.

9 COMMENTS

  1. Sono assolutamente d’accordo con ciò che scrivi. Bisogna “dire”, con la dovuta cautela in base all’età del bambino. Tacere sarebbe ben più grave perché i bambini recepiscono comunque l’atmosfera del lutto, e a quel punto, tacendo, si creerebbe solo una confusione molto più dannosa di una notizia data con cautela.
    I bambini percepirebbero un allarme per qualcosa di grave accaduto senza potergli dare un nome. E soffrirebbero di più.

  2. Ho perso mio padre quando la mia primogenita aveva 6 mesi e devo dire che è grazie a lei che ho superato quel momento… Le ho sempre parlato del nonno che è in cielo e l’ho sempre portata, insieme al fratellino, al cimitero a trovare il nonno, il tutto cercando di viverlo serenamente ed insegnando loro che bisogna comunque portare sempre rispetto alle persone care che non ci sono più e a continuare a volerle bene.

  3. Sono d’accordo, anche se in parte… Al momento in cui si scrive un articolo bisogna anche pensare che possono leggere persone atee o di altre religioni o semplicemente agnostiche… sarebbero interessanti quindi anche consigli che esulino dalla religione… Riportare come esperienza “Ho detto a mia figlia che la nonna era andata da Gesù”… beh non sarà di molto aiuto ad una mamma o babbo di un’altra religione o a me per esempio che sono atea… questa frase per me atea è come dire “E’ andata a fare un viaggio”… non so se mi spiego…
    Pertanto resto quindi con l’interrogativo di cosa dirò a mio figlio il giorno in cui, spero più tardi possibile (anche se mio padre non sta bene), uno dei nonni morirà…
    Grazie e scusate
    Gloria

  4. Ciao Gloria, non é facile spiegare la morte ai bambini dato che non é semplice neanche per noi… Io penso che forse si potrebbe insegnare che le persone care vivono dentro il nostro cuore, attraverso i nostri ricordi, perché le abbiamo voluto tanto bene e che quindi, in qs. senso, sono sempre vicino a noi, anche se non fisicamente… Ecco é questo che dobbiamo dare come messaggio ai nostri figli, il non dimenticare l’amore che abbiamo provato per le persone che ci sono state vicino ed é un discorso che secondo me, in verità, va al di là dell’essere credente oppure no. Un bacio

  5. Gloria, hai ragione.
    Mia figlia all’asilo fa un’ora alla settimana di religione e, avendo in classe tanti bimbi stranieri e non cattolici, so che insegnano soprattutto i valori dell’amicizia, dell’amore, del rispetto, ecc. Basandosi su questi valori sapremo spiegare ai nostri figli che le persone care che non ci sono più vivranno per sempre in noi. Credo che unamammabis abbia spiagato bene come ovviare la situazione.

  6. Assolutamente d’accordo.
    Su questo non ho proprio alcun dubbio. Il fatto è che i credenti in qualsiasi tipo di religione sono (perdonatemi ma non so come spiegarmi) avvantaggiati nello spiegare la morte ai bambini: “E’ andata/o da Gesù”, “E’ andata/o in cielo” (per i cattolici), “Si è reincarnata in un gatto, in un cane, etc.” (per i buddisti) e così via…
    Per gli atei? Siamo costretti a spiegare la morte dura e cruda… Questa cosa mi spaventa… Perchè capisco lo spiegare ad un bambino che la persona cara morta resterà sempre nei nostri cuori e in questo modo continuerà a vivere ricordandola… ma è il passaggio precedente che ci manca a noi non credenti… il momento dell’immediato… il momento in cui la persona non c’è più… e non tornerà mai più… e il bimbo chiede dove è, perchè non è lì in quel momento, perchè quella persona non va più a trovarlo, perchè quando va nella sua casa quella persona che tanto amava non è più lì… cosa dice un non credente…?
    Va beh, scusate… forse è meglio nn continuare il solo pensiero che un giorno dovrò dare queste spiegazioni a mio figlio per la morte di suo/a nonno/a mi prende il panico ed una tristezza infinita.
    Grazie comunque
    Gloria

  7. Gloria, io penso che hai una sensibilità non conune e che qs. ti aiuterà nei momenti più difficili e tristi che dovrai affrontare, spero, il più tardi possibile…! Ti abbraccio

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