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Cosa non deve succedere in sala parto

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Ecco la testimonianza di una delle “mie” neomamme, che segue il blog da anni e che ha deciso di condividere con noi la sua esperienza poco fortunata in sala parto.

“Negli ultimi tempi rabbrividisco ogni volta che ascolto i titoli del tg: “lite in sala parto“, “neonato morto“, “dopo lite in sala parto neonato con complicanze cerebrali“.

Un evento cosi’ speciale per ogni famiglia comincia a diventare uno spauracchio e le future mamme, oltre a tutte le ansie che hanno durante i 9 mesi, devono anche affidarsi a qualcuno per uscire vive insieme al loro piccolo dalla sala parto.

Sale parto come ring …. basta!

Purtroppo io sono una delle tante ormai che l’ha provato sulla sua pelle, ma, a differenza di quello che si sente sui giornali, io e il mio bimbo possiamo raccontarla perche’ stiamo entrambi bene.

Racconto in breve cosa ci è successo: martedi’ 20 luglio vado a fare il monitoraggio di fine termine, ero a 40 + 1. Tutto pare proceda bene e decidono di mandarmi a casa e di farmi ritornare dopo 7 giorni. Il mio istinto mi dice che c’è qualcosa che non va ed esprimo i miei timori al ginecologo di turno.

Dopo vari battibecchi e l’iniziale rifiuto del medico di farmi un’ecografia perche’ “non ne avevo diritto”, alla fine io mi spazientisco e lei decide di eseguire l’esame ecografico. Risultato: il mio piccolo era quasi senza liquido amniotico. Decidono di indurmi il parto, sono le 12 del 20 luglio.

Tramite fettuccia imbevuta di prostaglandine mi partono le prime contrazioni alle 19 della stessa sera e durante la notte verso le 3.00 comincio a sentire dolore. Chiedo un monitoraggio per controllare lo stato vitale del mio bimbo e mi ripetono che ho a disposizione un monitoraggio al giorno e che il prossimo l’avrei fatto solo il giorno successivo alle 12. Chiamo mio marito, lo faccio precipitare in ospedale di notte e insistendo mi eseguono il monitoraggio. Durante l’esame si accorgono che il battito del mio bimbo è cambiato e mi tengono per 4 ore sotto monitoraggio.

Alle 12 del 21 luglio tolgono la fettuccia e decidono di indurmi il parto tentando con la flebo di ossitocina….sperando che qualcosa si muova. Nulla si muove, anche perche’ non ero dilatata nemmeno di mezzo centimetro. Alle 16 il battito del bimbo cambia ancora, ma l’ostetrica vuole proseguire con l’induzione tramite flebo e tramite la rotellina di dosaggio che mi induce una contrazione ogni 40 secondi che durano ognuna dai 3 ai 5 minuti.

Io ero stremata e mio marito cominciava ad agitarsi. Alle 17.45 (gli orari li ricordo perfettamente perche’ ogni minuto guardavo l’orologio sperando che il tempo passasse in fretta) cambio turno dei ginecologi. Appena vengo visitata la ginecologa si gira verso l’ostetrica e dice “ma questa è ancora qui? E’ ricoverata per scarsita’ di liquido, non è dilatata e tu non dici nulla?” L’ostetrica si arrabbia dicendo che non solo alle 18 finiva la mia flebo, ma che me ne avrebbe messa una nuova di altre 6 ore … a quel punto, piegata dal dolore, mi metto a piangere.

La ginecologa e l’ostetrica si assentano per andare nella sala parto adiacente, dove la mia compagna di stanza era in travaglio. E’ proprio lei che mi racconta a parto avvenuto che la ginecologa e l’ostretrica litigavano, la prima voleva farmi il cesareo e l’altra voleva continuare ad indurre.

La conclusione è stata che la ginecologa ha detto “io una responsabilita’ cosi’ non me la prendo. Io faccio un cesareo d’urgenza, il bambino rischia di andare!” A quel punto tornano da me e mi chiedono se ho qualcosa in contrario al cesareo, io dico di no e anzi, chiedo mi si faccia in tempi brevi perche’ sto malissimo.

Alle 18.10 entro in sala operatoria e alle 18.19 Andrea nasce con un pianto che scioglie le mie tensioni.

Ma non era ancora finita. Tornando dalla sala operatoria entro in sala parto e mio marito ha in braccio il nostro piccolo. Noto con enorme dispiacere che aveva piedi e mani neri e completamente rugosi e pieni di pelle secca che saltava via. Ed in piu’ un taglio da bisturi sulla tempia destra.

Dentro di me si fa il buio ed in preda ad urla sguaiate chiedo spiegazione ai medici. Mi dicono che in casi come il mio, cioe’ in ormai quasi assenza di liquido, il bimbo è appoggiato sulla parete dell’utero perche’ tra il mio utero e il bambino non c’è piu’ quella barriera naturale costituita dal liquido amniotico e che quindi puo’ capitare!

Io tra dolore e rabbia comincio a sentirmi male e non mi arrabbio piu’, la cosa che volevo era andarmene in camera col mio bimbo e con mio marito. La beffa piu’ grande è stata che il giorno dopo il medico che ha eseguito il taglio cesareo mi ha chiesto scusa per la frettolosita’ e la poca grazia con la quale mi avevano preparato all’intervento dicendo che “se avessimo tardato un’altra mezz’oretta forse il bimbo non ce l’avrebbe fatta”!

Questa esperienza mi ha lasciato un amaro in bocca e una tensione talmente grande che non avevo il latte. Fortunatamente con un po’ di tranquillità, trovata tornando a casa mia col mio cucciolo tra le braccia, il latte è arrivato con mia buona pace e per il bene del mio bambino. ”

Per fortuna questa volta è andata tutto per il meglio, ma possibile che una donna per diventare madre debba passare le pene dell’inferno? Di chi è la colpa? Dei dottori poco preparati, dell’alternarsi del personale medico, di cosa? Io non me ne faccio una ragione!

Raccontatemi la vostra esperienza in sala parto. Sarà di sicuro utile e preziosa per le altre aspiranti mamme.

4 COMMENTS

  1. Ho di nuovo rabbrividito leggendo qs. racconto della ns. neomamma navigatrice, nonostante fossi rimasta basita la prima volta che ce lo aveva raccontato. Possibile che nel 2010 succedano ancora di qs. cose…???! Bah! Forse a volte è giusto fare un can can pazzesco e non stare zitti perchè qualcosa cambi finalmente..!!!

  2. Anch’io avevo già letto… E’ allucinante che possa accadere. Io, in questo caso, darei la colpa interamente al personale non preparato e anche umanamente indecente: non ci sono scusanti, si tratta di vita o di morte! Io che insegno, se si tratta di perdere mezz’ora (e anche più) del mio tempo a fine lavoro, per parlare con uno studente o con un genitore, lo faccio. Questi al cambio turno fanno il fuggi fuggi e non si curano di chi lasciano ai colleghi… E’ una vergogna!!! Mi auguro che costoro siano una minoranza e che i problemi della sanità siano dovuri più a inefficienze dovute alla scarsa attenzione che il governo sta ponendo al problema, piuttosto che alla mancata bravura o passione della maggior parte del personale…

  3. Cara unamamma, volevo ringraziarti!
    Mio marito per la prima volta si è seduto davanti al computer e ha letto il post!
    Appena ha finito di leggere si è voltato verso di me e piangeva….mi ha detto “mi fa paura piu’ leggerlo che averlo provato, appena uscito dalla sala parto ho smesso di pensare a cosa poteva capitare e rileggere ora tutto quanto forse mi aiuta a superare le paure”
    Grazie mille, gli abbracci che ha avuto per me stasera erano carichi di sentimento, piu’ del normale.
    Forse dopo due mesi, a freddo, e con Andrea che dorme nella sua culletta, è riuscito anche lui ad affrontare la fifa di quei giorni e, finalmente, riuscire a liberarsene.
    Grazie mille
    Buonanotte a tutte!

  4. Ciao Claudia, io non avevo inserito il tuo nome nell’articolo, perchè pensavo volessi lasciarlo anonimo, ma mi fa piacere che tu abbia commentato e soprattutto che, rileggendo la vostra disavventura, tuo marito si sia sbloccato.
    A volte ci si tiene dentro questi sentimenti per molto tempo ed è la cosa più inaspettata che te li libera, come in questo caso questo racconto.
    Ora, però, vorrei anch’io come premio uno di quegli abbraccioni…almeno un abbraccino virtuale… 😉 !
    Continuate così, siete una bellissima famiglia.

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