Madri forti con papa’assenti

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Oggi si parla di famiglia e del ruolo tra genitori ed è con molto piacere trattare questo argomento riportando l’intervento della Dr.ssa Chiara Sozzi  dello Sportello d’Ascolto di Unamamma. 

Ancora una volta si mette in evidenza, quindi, la figura fondamentale della donna come mamma, giusto per rimanere nella scia della “festa della donna” , mentre appare sempre più chiaro la sempre più diffusa assenza della presenza paterna.

Allora papà italiani se ci siete battete un colpo! In fondo non manca tanto al 19 marzo!?!

Sono gli uomini il sesso debole. In  Germania hanno istituito il Ministero delle Pari Opportunità per supportare gli uomini, individuati ora come sesso “debole”. Una notizia che fa giustizia a quello che stiamo constatando. Gli uomini sono in crisi di identità. La loro forza si sta sgretolando. Perdono le sicurezze. Risultato? Alcuni si mettono in gioco e provano a cambiare. Altri si rintanano ancor di più dietro a punti fermi del loro modo d’essere.

L’identità degli uomini è in trasformazione. C’è bisogno che gli uomini trovino il coraggio di guardare se stessi e lasciare gli stereotipi dietro cui si nascondono. Uomo cassaintegrato o in carriera, uomo sempre preoccupato per il lavoro, uomo che non può fare il casalingo o il baby sitter ( la donna che lavora invece sì), oppure uomo che sa esserci solo per l’aiuto materiale. Come già hanno fatto le donne ora è il loro tempo per uscire allo scoperto chiedendosi di cosa hanno voglia, cosa sentono di fare e cosa rifiutano. E che ne parlino in questi termini. Perchè il punto è questo. Non c’è un modo d’essere degli uomini. Ci sono abitudini consolidate, privilegi acquisiti, a volte alimentati da madri o compagne che cercano ancora un maschile che “sta al di sopra”.

Quali sono le convinzioni degli uomini? Su cosa si basano? La rigidità maschile tenta ancora di porgere posizioni di comodo come verità indiscussa. Ma le donne hanno trovato la forza di sostenere la propria visione della realtà. Se gli uomini rifiutano di  confrontarsi con il punto di vista femminile finiscono per rimanere soli.

Cosa possono imparare i padri? Se è un momento molto difficile per un uomo, lo è ancora di più per un padre. E’ ora che i compagni e papà  mettano in gioco le emozioni, il proprio sentire. La pretesa di far rispettare l’autorità paterna sta diventando un flop. I bambini passano allo scanner la sicurezza personale di chi sta di fronte. I “si fa così perchè lo dico io” non li fermano. Rispondono all’imposizione con la sfida. Mettono alla prova sulle emozioni.

L’unica nota che conquista i bambini è il rispetto di quello che sentono. Hanno un senso di dignità quasi regale, di libertà, creatività e chiedono intesa reciproca. Che dire della pretesa dei papà di vivere in  un mondo di “bravi soldati” insensibili agli umori ed ai desideri? E’ indifferente che si porgano come generali o attendenti. Se a volte i bambini stanno tranquilli con loro è per compassione della loro inadeguatezza. Come se non volessero invalidarli, o umiliarli. Sanno che non saprebbero elaborare la ferita.

Che fare con un papà che non vuole esserci? Mandare segnali di vittimismo o aggredire a muso duro non ha senso. A volte viene da farlo per l’esasperazione. Le mamme non riesconso a capacitarsi di come non possano o non vogliano capire.

La ricetta per non diventare inutilmente aggressive con i papà assenti è di provare ad immaginare una situazione simmetrica. Qualcosa che per un uomo è ovvia (come cambiare una ruota dell’automobile ad es.) e che per una donna potrebbe risultare fantascienza…. Capita. E’ importante che gli uomini arrivino a cogliere che le emozioni esistono. Che entri nel loro ordine di idee che le mamme-compagne e i figli vivono innanzitutto di sentimenti da rispettare. E che loro stessi hanno comportamenti quotidiani fondati soprattutto sulle emozioni. E’ importante che arrivino a sentire che si è genitori in due, occupandosi insieme dei figli e facendolo in tutti gli aspetti sia esterno-pratico, che per i sentimenti.

Ma non è urlandogli in testa che facilitiamo il processo. O facendo a braccio di ferro. Le mamme non vogliono più essere passive con i papà che non ci sono. Si stimolano a vicenda per cantargliele, per svegliarli. Giusto, ma qual’è il risultato? Reazioni violente o mutismo? Fughe di vario tipo? E litigate che creano un clima tossico per sè e per i figli.

Un appello alle mamme:

– mantenete l’equidistanza dal vittimismo e dall’aggressività.

– Siate forti assumendo la responsabilità e il potere di mantenere un clima di armonia e rispetto in famiglia.

– Riconoscete a voi stesse che è vero quello che vedete e pensate. Siate sicure di voi stesse senza dipendere dalla conferma del compagno.

– Cercate condivisione e conferme in quello che sentite nelle altre donne. Possibilmente con uno scambio costruttivo, non solo denigratorio.

– Capite che gli uomini in questo momento sono impreparati per il cambiamento che è loro richiesto. Prendetene atto. E’ la realtà. Capite che la scelta è “prendere o lasciare”. Potete chiudere la relazione, se vi fa star male, se pensate che sarebbe più sano per voi e i vostri figli.

– Se li amate rispettate le loro difficoltà anche solo ad ammettere la propria incapacità di esserci.

I vostri figli vi saranno grati. Saranno con voi e vi aiuteranno. Il messaggio arriverà ai papà in modo silenzioso, rispettoso e quindi più accettabile. Chissà, se vi relazionate ai compagni con l’amorevolezza di chi  si sente forte, magari potreste avere una chance”

  

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