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Fiorucci. Di madre in figlia

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Quando vado a Milano, una sosta obbligatoria è tutt’ora in Galleria Passarella, dove fino a qualche anno fa c’era il negozio di Fiorucci.

Ora non c’è più, ma ci passo lo stesso, perché resta un bel ricordo per me. Di quando amavo perdermi tra i vestiti e gli oggetti colorati ed allegri, decisamente spensierati e un po’ folli! Per poi comprare almeno una t-shirt taglia 12 o 14 anni, perché si usavano strette strette, con su due angioletti, uno gnomo o un ranocchio. T-shirt che non veniva confezionata, ma chiusa in una scatola di latta, dove ancora adesso custodisco le lettere delle vecchie amiche o di mio marito quando eravamo ancora fidanzati (le email non esistevano ancora … per fortuna).

Una di questa magliette l’ho regalata ad una giovane mamma che ho conosciuto a Cuba una ventina di anni fa, c’erano disegnati due angeli che si baciavano. Tante altre sono ancora a casa mia, nei cassetti delle mie figlie.

Solo una persona non convenzionale, di mentalità aperta e sensibile come Fiorucci poteva dar vita ad uno stile così creativo e anche democratico. Lo ricorderei con due sue frasi: “Ho realizzato e realizzo abiti che stanno bene a tutti, senza distinzioni. Poi, certamente, sta a chi li indossa il compito di valorizzarli.” “Io non mi sento uno stilista, mi sento una persona libera, un sensitivo che ha incontrato molte persone e che si è fatto affascinare e suggestionare dagli occhi dai loro occhi. Io guardo le persone negli occhi, è questo che mi ha portato a sperimentare e innovare credendo in primis nella forza delle persone.

Nonostante lui non ci sia più e neppure il suo negozio di Galleria Passarella, Fiorucci per me resterà un mito e anche per le mie figlie che ora indossano quelle magliette strettissime, che purtroppo non mi vanno più!

 

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