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La festa del papà – 19 marzo 2011

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Ecco che cosa prova un papà (che segue questo blog) alla vigilia della sua festa.

Sabato e’ la Festa del Papa’. E fino a qui niente di nuovo, penso che bene o male tutti lo sappiano o, almeno, se ne ricorderanno presto perche’ saranno investiti da tonnellate di auguri di amici, parenti, ma soprattutto dalle pubblicita’ sui media: le aziende non perdono occasione di cercare momenti per stimolare la gente a comprare di piu’ ed a far diventare materialistica qualsiasi ricorrenza o evento. Basta pensare al Natale, la Festa per eccellenza…

Per me la Festa del Papa’ ha un significato che va oltre gli auguri di routine e le strumentalizzazioni consumistiche. Il 18 Marzo di 4 anni fa infatti e’ nata la mia dolcissima bambina e sentirmi fare gli auguri il giorno successivo, mentre stavo coccolando fra le braccia il mio scricciolo, mi ha dato la consapevolezza del suo significato.

Pensateci: perche’ si festeggia qualcuno? Perche’ questa persona sta facendo o ha fatto qualcosa che e’ giusto ricordare. Qualcosa di bello, di importante, di utile, di buono, di ammirevole. Qualcosa di positivo insomma. Ora io il 19 Marzo del 2007 potevo vantare solo di aver contribuito (in minima parte ad essere sincero, come d’altronde ogni maschietto della Terra, la Natura ha voluto cosi’) alla generazione di mia figlia. Che, se vuoi, e’ stato anche un piacere! Non sufficiente, quindi, a meritarmi gli auguri.

Forse, la Festa del Papa’ l’hanno inventata le donne per far aprire gli occhi e far capire ai propri mariti e compagni che avere un figlio vuol dire responsabilita’ e doveri da parte di entrambi i genitori. Beh, con me care signore ci siete riuscite! Sara’ un segno del destino, una coincidenza o semplice presa di coscienza di un sentimento latente fino ad allora, eppure cosi’ vicino, ho visto crescere il pancione di mia moglie giorno dopo giorno, sapevo bene che dentro c’era la mia bambina e che ormai ero padre di fatto. Ma i sinceri auguri ricevuti quel giorno, con il mio fagottino fra le braccia, mi hanno scatenato dentro il bisogno di dedicare a lei ogni sforzo delle mie giornate. A lei che e’ ancora cosi’ piccola ed indifesa, che ha necessita’ di essere cresciuta, guidata, corretta e protetta. Che ha un bisogno estremo della presenza attiva di due genitori che le diano amore incondizionato e felicita’, a prescindere da quello che succede fuori dalla nostra casa.

Tutti i bambini dovrebbero crescere in questo modo, con tanta felicita’ che li accompagna durante le loro giornate, ne hanno il diritto. Guardate, basta davvero poco: due genitori sereni e qualche semplice gioco, non e’ richiesto molto altro. Non hanno chiesto loro di venire al mondo, siamo noi che, piu’ o meno volontariamente, ce li abbiamo portati. Quindi abbiamo il dovere di farceli stare nel miglior modo possibile, perchè intanto per essere tristi ed avere problemi c’e’ tempo, la vita purtroppo ne e’ piena.

E’ vero, a volte torniamo a casa stanchi e svogliati, ma basta uno sguardo ed un sorriso dei nostri cuccioli per ricaricarci ed aver necessita’ noi quanto loro del calore di un abbraccio o del coinvolgimento di un gioco fatto insieme. A prova di smentite!

Auguri a tutti i papa’, esserlo e’ il compito piu’ bello della nostra vita!”

7 COMMENTS

  1. mio marito è molto attento ai miei figli.
    e’ veramente presente e non potrei non essere felice di questo.
    proprio ieri si sono messi a giocare insieme, che bello vederli uniti.
    poi sono due maschi quindi penso che il legame sia parecchio forte …
    w la festa dei papà
    w i giocattoli
    a che cosa giocano i vostri figli? che non siano videogames..

    • Io ho due femmine e, logicamente, giocano con le Barbie, con le bamboline e con mille piccolissimi accessori, più piccoli sono e più piacciono! Poi hanno tante casette (dei Puffi, di Hello Kitty, dei Little people) che metto tutte vicine sul tappeto della loro camera e diventa una specie di città … ci divertiamo da matti!!!

  2. i miei hanno giocato tutto il tempo con i Nerf all’aria aperta. li conoscete? sono nuovi blaster (così li chiamano i miei figli e quindi mi sono adattata).

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