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Le fiabe che aiutano a crescere

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Avevo già parlato delle fiabe, ma questa volta ci addentriamo nel loro significato più profondo e nell’utilità. Sentiamo raccontare o le narriamo noi stessi da una vita, interpretandole a “senso unico”, ovvero senza pensare a quanto possa tornare utile una favola (a parte intrattenere/addormentare i nostri figli) ai nostri bambini in certi periodi della loro vita.

Quando, per esempio, il vostro bambino si sente “sconfitto” perché non riesce a fare ciò che vorrebbe, consolatelo con la storia di un porcellino così abile da vincere sul lupo!

Chi di voi non si è trovato a riprendere i propri figli perché non si impegnavano abbastanza? Non solo riguardo la scuola, ma anche per le attività extrascolastiche. Io sono la prima a farlo 🙁 Riponiamo in loro aspettative esagerate e, invece, proviamo a metterci nei loro panni: quante informazioni devono incamerare e quanto scoraggiamento provano quando si sentono inadeguati, “piccoli”, incapaci? Spronare i bambini a fare di più non serve ad altro che ad agitarli. Ma non serve neppure consolarli dicendo loro di non preoccuparsi che “poi” cresceranno, “poi” diventeranno più abili, ricchi di esperienza.

I bambini vanno incoraggiati a sperimentare, finché troveranno il comportamento più adeguato. Inutile spiegarlo con argomenti razionali che non capiscono, bisognerebbe farglielo “vedere” e grazie alle fiabe, che “illustrano” le situazioni, si può! Quella dei Tre porcellini* è perfetta per mostrare come ogni maturazione ha i suoi tempi e come si possano commettere degli errori, ma, alla fine, ci sia la sicurezza di raggiungere il proprio obiettivo.

I tre fratellini costruiscono altrettante case con materiali diversi (paglia, legno, mattoni) e tutto l’accento è posto sulla buona condotta del terzo; quest’ultimo, sopportando la fatica di una costruzione più impegnativa (in mattoni), può garantirsi una dimora che resiste al vento e agli assalti del lupo. Ma i tre porcellini ne rappresentano in realtà uno solo, in tre stadi differenti di crescita. All’inizio della fiaba la mamma li “manda via”, cioè li sprona a crescere. I primi tentativi di acquisire un’indipendenza (costruirsi una casa) sono goffi, ma ciò è dovuto solo alla giovane età dei primi due porcellini. Più si cresce e più le capacità personali migliorano e si matura. Alla fine il fratello maggiore sarà in grado di usare l’intelligenza per avere la meglio sul lupo. Dunque la fiaba serve al bambino per aumentare la fiducia nelle sue potenzialità.

Il valore terapeutico di questa fiaba lo rende ideale quando il bambino:

1.      Ha dei momenti di difficoltà (per esempio non vuole più andare al nido o all’asilo).

2.      Ha dei problemi con i compagni e sembra isolarsi.

3.      Inizia a praticare uno sport o a suonare uno strumento e si scontra con le prime fatiche e delusioni.

Se sembra che vostro figlio non faccia i soliti progressi, niente paura: la Bella addormentata si è fermata per 100 anni, ma poi…si tratta di una favola che spiega il tempo della maturazione.

La natura ha i suoi cicli e suoi ritmi e anche nella maturazione dei bambini ci sono ritmi e tempi che vanno assecondati, mai forzati. In tal senso la fiaba della Bella addormentata può essere utile non solo ai bambini, ma anche ai genitori, per rassicurare entrambi che le apparenti “battute di arresto” nello sviluppo in realtà preparano la fioritura di una nuova persona, più matura.

La fiaba è incentrata online casino sign up sulla questione del tempo, a partire dall’inizio: la regina desidera un figlio, ma non riesce ad averlo, finché la nascita della bambina giunge quasi per magia. In altri termini il racconto ci ricorda che i periodi di grande creatività sono talvolta preceduti da momenti di stasi o involuzione.

La protagonista, adolescente, cade addormentata per cento anni. La chiusura al mondo è totale: nel castello tutto si ferma; una siepe di rovi lo circonda; chi cerca di sfidarla vi rimane intrappolato e muore. È qui rappresentato l’atteggiamento ostile della fanciulla verso coloro che tentano di conquistarla. Lei non è ancora pronta. In modo significativo il principe alla fine entra nel castello non per merito proprio, ma solo perché i tempi sono maturi: i rovi si sono trasformati in bellissimi fiori, che spontaneamente lo lasciano passare.

La fiaba rappresenta le incertezze dei bambini vicini all’adolescenza che devono aprirsi alla vita e alle relazioni, lasciando cadere le difese (i rovi) che altrimenti li inibirebbero. La Bella addormentata è da raccontare anche ai bambini piccoli, di cinque anni o poco più, quando i bambini si sentono oppressi da troppe richieste (devono cambiare asilo, scuola, casa, nei momenti di scontrosità con i compagni, in presenza di difficoltà a instaurare nuove amicizie), questa fiaba è una potente iniezione di fiducia: dà al bambino la forza per affermarsi proprio quando gli sembra che tutto e tutti siano contro di lui

Se c’è un periodo della vita nel quale è facile sentirsi inadeguati è proprio l’infanzia. Durate questa fase si ricevono le critiche più incessanti e feroci: sei pasticcione, distratto, incostante, cattivo, pauroso, timido o screanzato. Accanto all’entusiasmo e alla curiosità per un mondo che ancora non conosce, i bambini provano sconforto e frustrazione per il suo essere inadatto, simboleggiato nella fiaba Il brutto anatroccolo da un aspetto grigio e sgraziato.

È dura per un bambino difendere la propria individualità e questa fiaba è un invito coraggioso a non tradire mai ciò che si è, anche quando non si ricevono conferme dagli altri. L’anatroccolo potrebbe vivere passivamente le critiche che riceve e incassarle. Al contrario scappa più volte e non si arrende. La ricerca della propria individualità passa attraverso l’identificazione in un gruppo. Attuato questo passaggio, si diventa adulti. Eccolo, il brutto anatroccolo in mezzo ai cigni: finalmente è se stesso.

Racconta questa fiaba quando…

I suoi amichetti lo prendono in giro perché – ad esempio – è cicciotello o timido o pauroso;

All’asilo non riesce a farsi degli amici;

Piange perché non riesce a fare qualcosa;

Ha momenti di grande timidezza.

*Il racconto: “I tre porcellini”

Mamma scrofa, non potendo più mantenere i suoi tre porcellini, li mandò via, invitandoli a costruirsi una casa. Il primo decise di fare una casetta con la paglia, ma giunse un lupo che si soffiò sopra, la fece crollare e mangiò il porcellino. Una sorte simile toccò anche al secondo fratello, benché avesse costruito la sua casa con assi di legno. Il terzo invece fece la sua costruzione con solidi mattoni. Il lupo non riuscì ad abbatterla e allora studiò molti altri espedienti per catturarlo, cercando di farlo uscire di casa, ma l’astuzia salvò sempre il porcellino. Alla fine il lupo, esasperato, si calò dal comignolo della casa, ma il maialino mise un pentolone d’acqua bollente sul fuoco del camino: il lupo vi cadde dentro e fu il porcellino a mangiarselo per cena.

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