Rientro al lavoro dalla maternità

0

Le mamme che lavorano sono più felici delle casalinghe

Oggi nessuno osa più affermare, come un tempo, che “gli uomini sono fatti per lavorare e le donne per starsene a casa”, eppure la maggior parte delle donne non riesce a liberarsi dal disagio di essere madre a tempo parziale. Il 98 per cento dei futuri padri non pensa minimamente all’organizzazione della sua attività professionale dopo la nascita del figlio e, nonostante oggi la legge preveda anche per l’uomo permessi retribuiti per accudire i figli, secondo l’Istat solo il 6 per cento dei papà se ne avvale. Sono ancora in pochi ad aver scoperto che non è il lavoro a contare di più nella vita.

Le mamme in carriera sono più stressate dei loro mariti, ma decisamente più felici delle mamme casalinghe: la loro salute risulta migliore e quelle con un lavoro part-time stanno ancora meglio di quelle che lavorano a tempo pieno, perché dispongono di più tempo da trascorrere coi figli.

Le donne lavoratrici hanno più stimoli, si confrontano con nuove idee, sono in grado di gestire meglio il tempo libero, ma il rientro al lavoro dopo la maternità è un momento molto delicato ed equivale ad un misto di senso di colpa e di sano egoismo, perchè vorremmo avere il dono dell’ubiquità, ovvero essere sia in casa, sia in ufficio o dovunque ci si possa realizzare, contribuendo nello stesso tempo alla crescita della propria prole, seguendone i progressi.

Il progetto Moms@work

Per fortuna esistono progetti come Moms@work, che aiuta a rendere meno stressante questo momento della vita di ogni mamma, impedendo loro l’ipotesi di lasciare l’attività lavorativa. Questo progetto che nasce dalla collaborazione tra Intoo, società che si occupa di ricollocamento, ed Eu-tropia, che opera nella formazione e sviluppo, mi ha colpito per la sensibilità con cui affronta l’argomento e, nello stesso tempo, per la determinazione con cui si presenta alle aziende. Perché un datore di lavoro deve realizzare che la donna, dopo molti mesi di maternità, ha una marcia in più ed una carica mai avuta prima, una gran voglia di fare e di rendersi utile, risultando quindi molto più produttiva.

Da un lato, il progetto prevede attività di consulenza rivolte alle aziende, per supportarle nella gestione della maternità e del reinserimento professionale delle lavoratrici mamme; dall’altra, offre iniziative formative e di coaching dedicate alle neo-mamme, per aiutarle a prendere consapevolezza del valore del lavoro, per il proprio sviluppo personale e professionale.

Gli incontri formativi proposti alla neo mamma suggeriscono come conciliare al meglio le nuove responsabilità con l’impegno lavorativo, ma trattano anche temi della leadership al femminile, della genitorialità al lavoro, della flessibilità organizzativa e del work-life balance; per le aziende, invece, un supporto per la realizzazione di interventi di conciliazione lavoro/famiglia, spesso a partire da indagini di opinione che mirino ad evidenziare bisogni specifici della popolazione aziendale (tempo parziale, orario flessibile, telelavoro).

Un’azienda può promuovere molte iniziative per la maternità, anche senza costi esorbitanti, sfruttando ad esempio la rete territoriale che può mettere a disposizione servizi all’interno dell’azienda, che ha solo il compito di facilitare la fruizione” spiega Cetti Galante, amministratore delegato di Intoo. 

Speriamo quindi che capiti sempre meno ad una donna di trovarsi di fronte al bivio famiglia o lavoro, perché, come ha detto Rosanna Gallo, amministratrice unica di Eu-tropia, “non fare figli è una soluzione estrema e anti-femminile”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here