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I bambini ricordano la nascita

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Ho appena finito di leggere I bambini ricordano la nascita” di David Chamberlain (Bonomi Editore – 270 pag. – 14,90 euro), libro che mi ha fatto pensare a quanto le mie emozioni durante la gravidanza possano aver influenzato la sensibilità di mia figlia e che mi ha convinto sempre più che ai neonati si debba parlare come a dei “piccoli adulti”, senza tante parole o suoni privi di senso, ma considerandoli degli esseri umani consapevoli ed in grado di interpretare e sperimentare la realtà che li circonda.

Chamberlain, medico e psicologo, nel suo testo ricco di esempi, a dispetto dei più scettici, racconta le inimmaginabili potenzialità dei neonati: per esempio come, a pochi minuti dalla nascita, un neonato sia in grado di individuare il viso della madre tra diverse fotografie e come riconosca il sesso degli altri neonati, anche se si cambiano loro i vestiti, a patto che si muovano – cosa che gli adulti non sono in grado di fare.

Lo scrittore spiega inoltre perchè gli occhi del neonato si muovono con la testa in direzione di un suono e le sue mani si sollevano per proteggere gli occhi dalle luci troppo forti; fa notare come, la prima volta che vengono avvicinati al petto della madri, i neonati succhino e respirino in perfetta sincronia; come strillano e si ritraggono quando si punge loro il tallone per il prelievo del sangue, insomma, interagiscono con il mondo da subito.

Durante il XX secolo il luogo della nascita è stato trasferito dalla casa all´ospedale. Gli anestetici sono spesso stati considerati superflui per i neonati sottoposti ad interventi chirurgici. Le sale parto, gli strumenti ostetrici e le ordinarie pratiche mediche sono state progettate senza preoccuparsi delle sensazioni dei neonati, quindi senza alcun riguardo nei loro confronti: stanze asettiche, luci accecanti, superfici dure e piatte, atmosfera caotica, ecc. ma i neonati non sono insensibili.

Restare accanto alla madre e non in una nursery aiuta il piccolo a regolare la propria temperatura corporea, il sistema metabolico, il livello di ormoni, il battito cardiaco e la respirazione, oltre a fargli capire e distinguere la notte dal giorno, adeguando i ritmi di sonno e veglia nel giro di pochi giorni; separarlo dalla madre rappresenta una sofferenza emotiva.

L´immediato e prolungato contatto con la madre stimola un più rapido aumento di peso, un migliore coordinamento motorio e controllo muscolare. Persino i neonati ben nutriti che però non ricevono attenzioni tendono ad indebolirsi. Si adotta addirittura la marsupioterapia perché anche in un´incubatrice i neonati non mantengono la stessa temperature corporea di quelli stretti al seno della mamma, anche se la temperatura circostante è la stessa.

Chamberlian parla della personalità già definita del nascituro che, secondo gli studi del neozelandese Sir William Liley, studioso della scienza fetale, quando ancora si trova nell´utero reagisce alle punture o ai prelievi di liquido amniotico, reagisce a determinati rumori o voci, alla luce, ha delle preferenze gustative.

Ma, per tornare al titolo del libro, Chamberlain ritiene che i neonati ricordino la nascita sotto forma di sogni ricorrenti, pensieri, abitudini, paure; ricordi che con la crescita emergono grazie all´ipnosi o alla psicanalisi, facendoci regredire addirittura alla fase prenatale.

Secondo Freud, l´ansia degli adulti poteva rappresentare il residuo di uno sconvolgimento passato, come per esempio un parto traumatico. I problemi psicologici, quindi, potrebbero essere interpretati come reazioni al trauma del parto, vedendo l´utero come un paradiso dolorosamente perduto nel momento della separazione avvenuta alla nascita. Anche le fobie dei tunnel, dei viaggi, dell´essere intrappolati ripeterebbero l´ansia del parto.

Ai 2-3 anni d´età i bambini dovrebbero ancora ricordare il momento della nascita, io ho provato a chiedere a mia figlia di tre anni, ma non so cosa sia un ricordo o un´influenza delle figure che le ho fatto vedere in vista della nascita della sorellina, o magari delle spiegazioni che le ho fatto io!

Gli adulti, sotto ipnosi, raccontano episodi accaduti in sala parto, nella nursery o che hanno avuto luogo addirittura poco prima di nascere, che possono essere verificati da genitori e medici: nei tanti esempi citati da Chamberlain leggiamo di neonati che si lamentano delle luci abbaglianti, del freddo e del caos della sala parto; del forcipe; della recisione del cordone ombelicale; della separazione dalla madre.

Addirittura commenti e critiche di genitori e/o medici ascoltate dal neonato possono influenzare la loro emotività futura!

Dopo aver letto questo libro ho subito pensato al brutto periodo che ho vissuto esattamente un anno fa, quando – incinta da un mese – ho perso mia madre. Chissà se tutte le mie lacrime, la mia disperazione e la mia tristezza hanno influenzato in qualche modo il carattere di mia figlia? Speriamo di no!!

15 COMMENTS

  1. Ciao, ti leggo per la prima volta e… a pelle mi piaci molto! Ho un bimbo di due anni e mezzo… che e’ solare e gioioso sempre… i miei primi mesi con lui sono stati sereni… e sono sicura di avergli trasmesso questa serenità…. poi lui, di suo, ci mette il fatto che e’ semplicemente stupendo!!! ps. leggero’ il libro… anche se, lui ha sofferto durante il parto, perche’ e’ andato in sofferenza e mi hanno dovuto fare un cesareo di urgenza… spero che questa esperienza sia almeno servita a temprarlo. Un bacio.

  2. Sicuramente con il cesareo avrà subìto uno shock minore rispetto al parto naturale, sempre secondo quello che scrive Chamberlain. Chissà se le mie due bimbe ricorderanno di quando durante il terzo mese di gestazione ho rischiato di perderle per via della mia placenta “deboluccia”? Un abbraccio. una mamma

  3. ciao a te..io sono convintissima che non solo i neonati, ma già in gravidanza i bimbi ci sentano e ci riconoscano. io sono in attesa, ma potrei portarti mille esempi di amiche che hanno verificato questa possibilità, nel bene e nel male…

  4. Ciao, ti leggo per la prima volta e sono d’accordo con questo post. Ho un bimbo di due anni e tre mesi, meraviglioso, simpatico, intelligente e… beh si sa che ogni scarrafone… ;-P
    Sono d’accordo soprattutto sul fatto di parlare loro con un linguaggio da adutli. Io l’ho sempre fatto e non ho mai usato parole troncate o versi strani (cosa che invece mia suocera fa ancora adesso grrrrrrrr)
    Beh, il mio piccolo ha cominciato a parlare a poco più di un anno di età e ora sentirlo parlare è una gioia immensa, ha un vocabolario molto ampio e costruisce delle frasi complete di tutto l’occorrente. E’ una grandissima soddisfazione, posso dire di aver già costruito un rapporto “da grandi” con lui. L’unica cosa che gli manca è l’appetito, ma vedo che è un problema di tanti…
    A rileggerti presto, ciao!

  5. Cara Miki, forse un linguaggio da grandi è troppo per un bambino che nasce e da pochi mesi vive “la vita”; forse volevi scrivere un linguaggio normale, non da “stupidi” (parole troncate, versi, etc.etc.). Io cerco di parlargli sempre con un tono molto dolce e con “paroline”, cioè diminuitivi ino-ina. Farlo crescere prima del tempo forse significa non far fare alla natura il suo corso naturale;penso che ogni bambino hai sui tempi di sviluppo e crescita, certo ha bisogno anche di stimoli, ma non troppi, il necessario; d’ altronde siamo essere intelligenti ed evoluti, quindi i bimbi sanno quello che fanno, sono molto intelligenti, comprendono i gesti, le parole, le situazioni, sono delle spugne pronte ad assorbire tutto.
    Ciao a tutte e a presto.
    Elena

  6. anche a me piacerebbe di più usare un linguaggio normale col bimbo che verrà, sempre con un tono di voce dolce e tranquillo…mi sa che così imparerà prima…

  7. Ciao neomamma!
    Sei in dolce attesa?
    Quando hai tempo ti consiglio di visitare il mio blog L’arte di essere madre , tratto vari argomenti per le donne in gravidanza, consigli e guida per le neo mamme, informazioni utili su ciò che bisogna sapere quando si è incinte, consigli su una corretta alimentazione, etc, etc.
    Ti aspetto. Elena.

  8. Ciao, bel sito che ogni tanto leggo con piacere..Speriamo che mio figlio nn si ricordi troppo di come è nato visto che è un prematuro..Ha voluto vedere il mondo alla 27esima settimana!!!
    E la strada nn è stata facile! Mi preoccupa il pensiero che possa ricordare questo trauma…Ciao, a presto, Silvia

  9. Ero presente in sala parto al momento della nascita di mia figlia. Dopo che l’hanno separata dalla mamma dal cordone ombelicale e poggiata sul tavolo per lavarla lei piangeva e strillava.Io che le ero accanto, dopo averla chiamata per nome lei ha arrestato immediatamente il pianto e mi guardava fisso. Dopo qualche secondo iniziava di nuovo.Ma le bastava sentire la mia voce per smettere. E’ stata un’esperienza bellissima vedere la mia bimba appena nata riconoscermi dal suono della voce.

  10. decisamente mi sembrava una scemata all’inizio ora non lo sò più perchè in gravidanza io ero tanto nervosa e l’ho vissuta malissimo dal punto di vista emotivo per fattori esterni eppure nonostante ciò io ho fatto una gravidanza bellissima senza nausea e il parto è stata una passeggiata poi quando è nata mi dormiva già da subito 6 ore di fila la notte e non ebbe coliche o altro in pratica non si sentiva ed è stato il periodo più bello poi cresciendo ho notato in lei un comportamento insolito iperattiva non ascolta quando le dico di non fare certe cose si arrabbia e scalcia rischando di farsi anche male..qualcuno potrebbe pensare che è colpa nostra eppure sia io che mio marito siamo calmi!un giorno ne parlai con una signora e mi disse che questo nervosismo gliel’avevo trasmesso io in gravidanza!se è vero non lo so ma apparte il resto lei è una bambina affettuosa e solare voi che ne pensate?

  11. Michela, tranquilla perché penso che qs. momento sia solo una di quelle fasi di crescita che hanno tutti i bambini quando diventano più grandi e non sono più dei “baby”! Bacioni

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